Gianni Schicchi de’ Cavalcanti, famoso in tutta Firenze (Florence, Italy) per il suo spirito acuto e perspicace, fu chiamato in gran fretta dai parenti di un ricco mercante appena spirato affinché escogitasse un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto – tal Buoso Donati – aveva infatti lasciato in eredità i proprii beni al vicino convento di frati, senza disporre alcunché in favore dei suoi parenti. Inizialmente egli, uomo appartenente alla “gente nova”, rifiutò di aiutarli a causa del loro atteggiamento sprezzante tipico dell’aristocrazia fiorentina del Duecento. Le insistenti preghiere della figlia Lauretta, innamorata del giovane nipote del defunto, lo convinsero a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano: dato che nessuno era ancora a conoscenza della dipartita del Donati, ordinò che il cadavere fosse trasportato nella stanza attigua in modo da potersi egli stesso infilare sotto le coltri e, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà del ricco mercante. I parenti del defunto, rassicurati anche dalle dichiarazioni di dello Schicchi riguardo alla sua intenzione di rispettare i desideri di ciascuno e di tenere da conto la legge, che condannava all’esilio e al taglio della mano non solo chi si fosse sostituito ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici. Dinanzi al notaio, dunque, egli declinò – imitando la voce di Buoso Donati – le ultime volontà e…dichiarò di lasciare i beni più preziosi (la «migliore mula di Toscana», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa) al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi»! I parenti del defunto, com’è facilmente immaginabile, esplosero in urla furibonde che, prontamente, il finto Buoso mise a tacere canterellando «Addio Firenze, addio cielo divino: io ti saluto con questo moncherino e vo’ randagio come un Ghibellino.». Gianni Schicchi li cacciò dunque dalla casa, appena divenuta di sua esclusiva proprietà, e si compiacque della propria astuzia, contemplando sorridente il tenero abbraccio tra sua figlia Lauretta e il giovane Rinuccio Donati affacciati dal balcone con vista su una delle più belle città del mondo.
E’ questa la trama dell’opera in un solo atto composta da Giacomo Puccini su libretto di Giovacchino Forzano basato su un episodio della Divina Commedia (A Divina Comédia) di Dante Alighieri (Canto XXX dell’ Inferno, vv. 22-48). La prima assoluta dell’opera Gianni Schicchi ebbe luogo il 14 dicembre 1918 al The Metropolitan Opera di New York City. Lauretta aveva la voce di della soprano Florence Easton, cui seguirono quelle dell’immortale Maria Callas, di Grace Moore, delle italiane Licia Albanese Renata Scotto, di Roberta Peters ed Eileen Farrell e – in tempi più recenti – di Teresa Stratas e Mirusia Louwerse (Mirusia).
«O mio babbino caro/Mi piace è bello, bello;/Vo’ andare in Porta Rossa/a comperar l’anello!/Sì, sì, ci voglio andare!/E se l’amassi indarno,/andrei sul Ponte Vecchio,/ma per buttarmi in Arno!/Mi struggo e mi tormento!/O Dio, vorrei morir!/Babbo, pietà, pietà!…/Babbo, pietà, pietà!» sono le parole della romanza di Lauretta, che è probabilmente il brano più famoso di quest’opera pucciniana. La partitura originaria di Puccini prevedeva l’utilizzo di un ottavino, due flauti, due oboi, un corno inglese, due clarinetti, un clarinetto basso, due fagotti, quattro corni, tre trombe, tre tromboni, un trombone basso, timpani, tamburo, triangolo piatti, grancassa, celesta, campana grave, arpa e archi. Possiamo soltanto immaginare il grande lavoro di “sartoria” che ha dovuto affrontare il M° Andrea Bagnolo per cucire questo brano appositamente per l’organico musicale di cui attualmente dispone: la Fanfara del III Reggimento Carabinieri Lombardia-Milano, cui va il nostro plauso per averla in tal guisa proposta ai numerosi spettatori presenti al Teatro Carcano – the official profile in occasione del concerto organizzato dal Nucleo Volontari e Protezione Civile A.N.C. Milano per il 129° anniversario della sezione dell’AssociazioneNazionaleCarabinieri di Milano (Milan, Italy) intitolata al V.B. Giuseppe Ugolini, M.O.V.M.M. La voce, dolcissima, è quella della brava soprano Danae Rikos, del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia.
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“Arma di Cavalleria : uno stile di vita. Oltre tre secoli di storia, di gloria e di fedeltà ai più alti valori.”

Il Capitano Paolo Mezzanotte, comandante del Gruppo Squadroni dell’8° Reggimento “Lancieri di Montebello” al XLIII raduno nazionale dell’Arma di Cavalleria che si svolse a Torino dal 20 al 22 maggio 2011.
La Cavalleria dell’ Esercito Italiano trae origine dalla cavalleria sabauda e, in particolare, dai suoi primi reggimenti di “Dragoni”. Nel Ducato di Savoia (Duchy of Savoy) – seppure sembra che, sin dal 1661 esistessero due reggimenti di guardie reali a cavallo a difesa del sovrano e della sua consorte – la nascita di questa specialità risale al 1683, anno in cui venne creato il primo reggimento col nome di “Dragoni di Sua Altezza Reale”, detti anche “Dragons Bleus” a motivo del colore della loro uniforme. Prima della fine del secolo furono istituiti i reggimenti dei “Dragoni del Genevois” (Dragons Verts, 1689, uniforme di colore verde) e dei “Dragoni di Piemonte” * (Dragons Jaunes *, 1690, uniforme di colore giallo). A questi si aggiunsero, tra gli anni venti e trenta del Settecento, i reggimenti denominati “Dragoni di Sardegna” (stanziati nell’omonima isola) e “Dragoni della Regina” creato durante la Guerra di successione polacca (War of the Polish Succession) con i cavalieri della disciolta “Compagnia Usseri”). La cavalleria dell’ Armata Sarda fu molto apprezzata nel mondo per il valore in combattimento, soprattutto dopo essersi distinta nel corso della Guerra di successione spagnola (War of the Spanish Succession). La forza media disponibile – in tempo di pace – raggiungeva il numero di duemilaquattrocentoventi (2.420) cavalieri, che poteva essere raddoppiato in periodo di guerra. La cavalleria sarda includeva ben tre reparti di Guardie del Corpo al servizio del sovrano (per un totale di centoventi uomini in tempo di pace e duecentosessanta in tempo di guerra) e sei reggimenti regolari. Ogni reggimento era composto da uno Stato Maggiore, un numero di Squadroni attivi variabile da quattro a sei e uno Squadrone di deposito. Ogni squadrone era costituito da cinque ufficiali, sei sottufficiali, due trombettieri, due maniscalchi, un sellaio, centotrenta soldati e cento cavalli. Dopo quasi un secolo di mutamenti negli organici militari esistevano, nel 1774, quattro reggimenti di Dragoni e quattro di Cavalleggeri, poi prosciolti dal giuramento di fedeltà da re Carlo Emanuele IV di Savoia il 9 dicembre 1798, a seguito dell’occupazione francese del Piemonte (soltanto i “Dragoni di Sardegna”, reggimento di stanza sull’omonima isola non venne disciolto). In seguito alla Restaurazione francese (Restauración borbónica en Francia) ebbe inizio, sin dal maggio 1814, un processo di ricostituzione dei reggimenti di cavalleria, che culminò – nel periodo compreso tra la Prima guerra d’indipendenza e la Seconda guerra d’indipendenza – il 19 marzo 1852 nella seguente disposizione: 4 reggimenti di cavalleria di linea (Nizza, Piemonte reale, Savoia, Genova), 1 Squadrone Guide, 5 reggimenti di cavalleggeri (Novara, Aosta, Saluzzo, Monferrato, Alessandria).

Dopo le annessioni degli Stati preunitari al neonato Regno d’Italia e fino alla guerra 1915-18 (Prima Mondiale) l’aumento della forza a disposizione della Cavalleria del Regio Esercito proseguì sino a raggiungere il numero massimo di trenta Unità al termine del conflitto. L’Arma di Cavalleria del Regio Esercito comprendeva, alla vigilia della Grande Guerra, tredici reggimenti di cavalleria, un gruppo di squadroni carri leggeri e cinque squadroni palafrenieri: 1° Rgt Nizza Cavalleria, 2° Rgt Piemonte Cavalleria, 3° Rgt Savoia Cavalleria, 4° Rgt Genova Cavalleria, 5° Rgt Lancieri di Novara, 6° Rgt Lancieri di Aosta, 7° Rgt Lancieri di Milano, 8° Rgt Lancieri di Montebello, 9° Rgt Lancieri di Firenze, 10° Rgt Lancieri di Vittorio Emanuele II, 12° Rgt Cavalleggeri di Saluzzo, 13° Rgt Cavalleggeri di Monferrato, 14° Rgt Cavalleggeri di Alessandria, 15° Rgt Cavalleggeri di Lodi, 16° Rgt Cavalleggeri di Lucca, 19° Rgt Cavalleggeri Guide, 30° Rgt Cavalleggeri di Palermo, Cavalleggeri di Sardegna e Gruppo Carri Veloci. Ciascun reggimento era costituito da un comando e da un numero variabile di squadroni e deteneva un deposito territoriale.



Durante la Prima guerra mondiale gli Squadroni di Cavalleria furono messi a dura prova e i suoi eroi combatterono strenuamente sino all’estremo sacrificio non solo a cavallo, ma anche a piedi, nelle trincee e fra i reticolati (prove di inenarrabile valore furono offerte, in particolare, nel corso dei combattimenti di Pozzuolo del Friuli), in occasione dei quali si rese protagonista la II Brigata di Cavalleria bloccando l’avanzata nemica verso il Fiume Piave).


Gli ordinamenti di pace ridussero i reggimenti di cavalleria dapprima a sedici (1919) e poi a dodici (1920), numero che rimase fissato anche nel successivo ordinamento del 1926, ma ben presto essi subirono forti riduzioni finché, nel 1930, furono inseriti negli organici delle Divisioni Celeri. L’inserimento, poi, dell’elemento meccanico in sostituzione del cavallo portò alla formazione, nel 1934, dei primi Gruppi Carri Veloci presso le “Guide”.
Nel giugno 1940 – per affrontare la Seconda guerra mondiale – le Divisioni Celeri sono tre: in seno a queste i reggimenti di cavalleria vengono aumentati a tredici e poi a sedici: anche in quel drammatico periodo della nostra storia, l’Arma di Cavalleria italiana diede prova di grande valore soprattutto in Russia, nella Penisola balcanica e a Roma (8 settembre 1943).

L’ Armistizio 8 settembre 1943 provoca il discioglimento e la dispersione di tutti i reggimenti di cavalleria italiani, ma nella Guerra di liberazione italiana operarono alcuni reparti di salmerie e uno squadrone di cavalleria, inquadrato nel IX Reparto d’assalto del Gruppo di Combattimento “Legnano” (http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppi_di_Combattimento#Gruppo_di_Combattimento_.22Legnano.22). All’interno dell’ Esercito della Repubblica Italiana, “nata” il 2 giugno 1946, furono ricostituiti alcuni “Gruppi Esploranti” poi trasformati in Reggimenti di Cavalleria Blindata, che soltanto il 4 novembre 1958 avrebbero ripreso le antiche denominazioni. All’Arma di cavalleria, con decreto del 23 marzo 1982, è stata concessa la Bandiera di guerra (War flag), il cui vessillo è affidato in custodia alla Scuola di Cavalleria Lecce. Il Decreto Ministeriale del 1° giugno 1999 ha ridisegnato l’Arma di Cavalleria, inserendo nelle sue fila sia l’ Aviazione dell’Esercito che la Fanteria Carristi, che hanno rispettivamente assunto la denominazione di Cavalleria dell’Aria e di “Specialità Carristi dell’Arma di Cavalleria”, mentre i reparti già appartenenti all’Arma di Cavalleria sono stati definiti reparti di “Cavalleria di Linea”. La Legge n° 276 del 2 agosto 1999 ha assegnato a tutti i suddetti reggimenti di cavalleria uno Stendardo, in sostituzione della predetta Bandiera di Guerra. Il 3 novembre 2003 la sopracitata “Cavalleria dell’Aria” è confluita nell’Aviazione dell’Esercito, riconosciuta nuovamente come specialità di Forza Armata. Attualmente i reggimenti della Cavalleria di Linea compongono la Brigata di Cavalleria e sono inseriti nell’organico di quasi tutte le Brigate operative. Ciascun reggimento di cavalleria – indipendentemente dalla Brigata in cui si trovi inserito – è costituito in un Comando e in uno Squadrone Comando e Supporto: dal Comando di Reggimento dipende un Gruppo Squadroni, costituito da quattro Squadroni Blindati dotati di Blindo “Centauro”, “Puma” a quattro e a sei ruote, e VTLM “Lince”.

Veicolo blindato leggero per trasporto truppe PUMA 4X4 AFV prodotto dal Consorzio Iveco Fiat – Oto Melara.

Veicolo blindato leggero per trasporto truppe PUMA 6×6 prodotto dal Consorzio Iveco Fiat – Oto Melara.

Il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTLM) “Lince” è un mezzo blindato leggero di nuova generazione prodotto dalla Iveco Defence Vehicles di Bolzano.
Tali reggimenti sono – ad oggi – otto e i loro Stendardi risultano decorati, complessivamente, di cinque Medaglie d’Oro, nove Medaglie d’Argento, sedici Medaglie di Bronzo ed una Croce di Guerra al Valor Militare, una Medaglia d’Argento e quattro di Bronzo al Valore dell’Esercito, una Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito e una d’Argento al Valor Civile. Essi sono: 1° Reggimento “Nizza Cavalleria”, 2° Reggimento “Piemonte Cavalleria”, 3° Reggimento “Savoia Cavalleria”, il 4° Reggimento “Genova Cavalleria”, il 5° Reggimento “Lancieri di Novara”, il 6° Reggimento “Lancieri di Aosta”, l’ 8° Reggimento “Lancieri di Montebello” e il 19° Reggimento “Cavalleggeri Guide”. La Festa dell’Arma di Cavalleria, per qualche tempo fissata al 30 ottobre in ricordo della già citata Battaglia di Pozzuolo del Friuli del 1917, si celebra il 23 aprile (in coincidenza con la festa di San Giorgio, patrono della stessa).

San Giorgio (Cappadocia, 275-285 circa – Nicomedia, 23 aprile 303) uccide il drago, Piccolo Eremo delle Querce
L’inno dell’Arma di Cavalleria (che comprende anche il 4º Reggimento carabinieri a cavallo, appartenente all’Arma dei Carabinieri, quarta forza armata soltanto dal 2000 e precedente facente parte dell’Esercito) è “Prinz Eugen Marsch” composta nel 1800 da Andreas von Leonhardt in onore del Principe Eugenio e ispirata alla canzone popolare in lingua tedesca Prinz Eugen Lied (1719) *). La recente scoperta di un manoscritto conservato nella Wiener Stadtbibliothek (Biblioteca Comunale di Vienna) avrebbe, in realtà, rivelato l’esistenza di una versione composta nel 1710 da Gustav Fischer *). Ne esiste anche una versione più “moderna” – e, probabilmente, più bella – composta da Josef Strauss col titolo di “Prinz Eugen-Marsch”, Op. 186 ***). Essa è dedicata a Eugenio di Savoia (Parigi, 18 ottobre 1663 – Vienna, 21 aprile 1736), rampollo della famiglia dei Savoia-Soissons (ramo dei Savoia-Carignano) che militò sin da giovanissimo al servizio del Casato Asburgo/Este ed intraprese la carriera militare nell’Esercito austro-ungarico del Sacro Romano Impero, divenendone ben presto comandante. Egli è da molti considerato l’ultimo, in ordine cronologico, dei capitani di ventura, ma in realtà fu molto di più: si rivelò, infatti, anche un abile riformatore dell’esercito austriaco e vero precursore della guerra “moderna”. Fu indubbiamente uno dei migliori strateghi del suo tempo: con le sue vittorie e la sua opera di politico assicurò, infatti, agli Asburgo e all’ Austria la possibilità di imporsi nella penisola italica (l’Italia sarebbe “nata” poco meno di un paio di secoli dopo) e nell’ Europa centrale (Central Europe) ed Europa orientale (Eastern Europe). Conosciuto anche come il “Gran Capitano”, il “Marte senza Venere” (perché scelse di servire la Cavalleria senza mai sposarsi), “der edle Ritter” (il nobile cavaliere) e “roi des hônnetes gens” (il sovrano della gente onesta), il Principe Eugenio fu insignito anche dell’ Ordine del Toson d’oro da Carlo II di Spagna (Charles II of Spain) e combatté la sua ultima battaglia a 72 anni.
Durante la mia navigazione nel mare del web ho trovato tre interessanti incisioni – di cui una cantata – precedenti alla Grande Guerra. ****)
Gli organici musicali militari italiani – a quanto ne so – eseguono l’arrangiamento per banda scritto da Amleto Lacerenza (primo Maestro Direttore – in ordine cronologico – della Banda Musicale dell’Esercito, ricoprì tale prestigioso incarico dal 1964 al 1972). Vi propongo l’ascolto di una versione incisa su vinile dalla Banda Musicale della Guardia di Finanza
e le versioni dal vivo dalla Fanfara della Brigata Alpina “Tridentina” http://youtu.be/B0zccgGtyrk e dalla Fanfara della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” http://youtu.be/FPMMrcs0KlY, della Fanfara Alpina Tridentina in congedo http://youtu.be/aDx5Tt5zSKY e della Fanfara dei Congedati della Brigata Alpina “Cadore” http://youtu.be/6ynC4eathcM. Per ultime, ma soltanto perché i filmati sono stati realizzati per Alamari Musicali vi propongo tre esecuzioni della Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo nel 2013 http://youtu.be/4zHaRaB-vs4, nel 2014 http://youtu.be/i1gSeh7JA7A e nel 2015 http://youtu.be/W37ZuRJjniM.
*) http://youtu.be/aYWBnTqoYvU
**) http://youtu.be/tC7U1Zrs-SE
***) http://youtu.be/5-JEp3pKYrk
****) http://youtu.be/7yX1trRjJFI
Stella
Il brano Stella by Starlight fu scritto dal compositore, direttore d’orchestra e musicista statunitense Victor Young (1900-1956) come parte della colonna sonora del film The Uninvited di Lewis Allen, probabilmente il primo ad affrontare seriamente il genere “casa infestata dai fantasmi”, realizzato nel 1944 per la Paramount Pictures. Il tema della colonna sonora del film era stato previsto nella sola versione strumentale, ma nel 1946 venne chiesto di scriverne il testo a Ned Washington, che inserì – in modo assolutamente originale – la frase che compone il titolo nel corpo del testo (se non erro nella terza strofa) anziché nella prima o nell’ultima parte come solitamente facevano i parolieri dell’epoca. Nel film il tema musicale ricorre spesso, ma il titolo del brano si rifà essenzialmente alla frase che Rick (il protagonista maschile interpretato da Ray Milland) rivolge a Stella (Gail Russell) dedicandole una serenata: To Stella by Starlight! Il brano, indubbiamente “d’atmosfera”, è stato utilizzato – sia nella versione strumentale sia in quella cantata – nelle colonne sonore di altre pellicole cinematografiche, anche recenti: si ricordano Jerry Lewis che la dedica alla coprotagonista Stella Stevens nel film The Nutty professor (Le folli notti del dottor Jerryll) del 1963, Ray Charles che la interpreta nel film Casino del 1995 con Robert De Niro e Sharon Stone e una moderna versione del cantante di flamenco spagnolo Enrique Morente nel film del 2007 Bajo las estrellas, di Félix Viscarret.
Sta di fatto che Stella by Starlight sia uno dei classici del jazz maggiormente eseguito dai più grandi interpreti di questo affascinante genere musicale: risulta infatti alla posizione numero 10 nel sito specializzato http://www.jazzstandards.com. I primi a inciderlo furono Harry James e la sua orchestra nel maggio del 1947 e, nella versione cantata, nel successivo mese di luglio Frank Sinatra accompagnato da Axel Stordhal e la sua orchestra. Nel gennaio del 1952 Charlie Parker ne registrò la prima versione col sax alto e – alla fine dello stesso anno – Stan Getz ne realizzò la prima col sax tenore. cui seguirono la versione per piano scritta da Bud Powell e la rielaborazione e trascrizione per la “big band” di Stan Kenton.
D’altro canto non si possono dimenticare la versione strumentale di Nat King Cole, che la inserì nel suo album The Piano style del 1955, né quelle di Miles Davis, Earl Grant, Joe Pass, Royce Campbell e Dexter Gordon o le versioni cantate di Billy Eckstine, Dick Haymes, Ray Charles, Anita O’Day, Helen Reddy, Tony Bennett ed Ella Fitzgerald…e – credetemi – ne ho certamente tralasciate a iosa.
Il 5 giugno (sarà un caso, ma ogni 5 giugno si festeggia la Festa dell’Arma dei Carabinieri) del 1964 – durante lo spettacolo di varietà Texaco Star Parade condotto da Meredith Willson e trasmesso sul canale CBS – si esibì in questo brano un attore e tenore di chiare origini italiane: Sergio Franchi ottenne un tale successo che il grande Robert Meredith Willson lo presentò tenendo in mano l’incisione originale della colonna sonora composta da Victor Young. Egli poi l’inserì nell’album Live at The Coconut Grove (RCA Victor, 1965) e l’interpretò nuovamente in occasione dello spettacolo della CBS The Ed Sullivan Show.
Nell’ambito delle celebrazioni e dei festeggiamenti per il duecentesimo anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, in occasione del bicentenario della nascita di Adolphe Sax, la Fanfara del III Battaglione Carabinieri “Lombardia” è stata inserita tra le orchestre e i gruppi jazz che si esibiscono sui palchi del Moncalieri Jazz Festival 2014. Il Maresciallo M° Andrea Bagnolo ha pensato bene di inserirla nel programma del loro concerto e ne ha elaborato e trascritto una versione apposta per l’organico musicale a sua disposizione: questo è il risultato http://youtu.be/RhY6E2GyqMY che, probabilmente, non passerà alla storia (non poniamo però limiti alla Provvidenza!) ma che a me è piaciuto molto e – come risulta evidente – ha raggiunto i cuori di tutti i numerosi presenti nella Piazza d’Armi del Castello di Moncalieri, attualmente sede del I Battaglione Carabinieri “Piemonte” che ringrazio per la cortese e fattiva collaborazione.
“La Brigata Paracadutisti Folgore è una grande Unità dell’Esercito Italiano, composta da personale specializzato in grado di operare negli scenari operativi più complessi.”
Monumento al Carabiniere ad Albenga
Albenga – Nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, la sezione di Albenga dell’Associazione Nazionale Carabinieri ha ideato e realizzato un monumento commemorativo che sarà inaugurato domenica in piazza Enzo Tortora.
L’opera, realizzata dallo scultore Flavio Furlani con la collaborazione dell’artista del marmo Andrea Craviotto, è stata finanziata da enti pubblici (il Comune di Albenga e quello di Villanova d’Albenga, su tutti) e dalla generosità di moltissimi privati, che hanno contribuito con donazioni in denaro, di materiali (in particolare la ditta Faggion Marmi di Finale Ligure, che ha fornito i marmi e le pietre) ed in opere, rendendo il monumento un patrimonio non solo della città, ma di tutto il comprensorio ingauno. La cerimonia avverrà alla presenza del prefetto di Savona, del sindaco Giorgio Cangiano e dei sindaci del comprensorio.
Vairanum acriter impugnans, in nullo profecit
La fortezza di Vairano Patenora resiste lassù dalla fine del IX secolo. Il suo nome entrò nella storia agli inizi del secolo successivo, all’epoca del sovrano normanno Guglielmo II e dell’imperatore Enrico VI di Svevia, che lo assegnò all’abate di Montecassino, Roffredo dell’Isola, il 20 maggio 1191. Scontenti della decisione regia, i Vairanesi – fieri eredi degli antichi popoli degli Opici, dei Sanniti, dei Sidicini vissuti nelle “Terre di Vario” e passati dalla dominazione romana a quella longobarda senza mai farsi completamente annientare – decisero di opporsi a tale opposizione e, affidatisi alla guida del conte Ruggero di Chieti, resistettero all’assedio posto alla loro città e sconfissero, durante la battaglia della notte tra il 7 e l’8 agosto 1193, le truppe alleate dell’abate Roffredo e dell’imperatore Enrico VI scoraggiando definitivamente le loro mire. Negli anni successivi, invece, la fortezza di Vairano accolse con profondo spirito di ospitalità personaggi illustri, protagonisti della storia della nostra Patria: gli imperatori Federico II di Svevia e Carlo II d’Angiò e il papa Gregorio X, tra i tanti. Risale a quel periodo l’antica chiesa di San Tommaso apostolo (XIV secolo). Di nuovo subì attacchi e saccheggi (noto quello del 1437 da parte delle truppe del Patriarca Vitellesco, inviato del papa Eugenio II) e assedi nel quindicesimo secolo: epica la resistenza dei Vairanesi durante l’assedio posto dall’esercito di Giovanni d’Angiò intorno alla fortezza, che resistette indefessa e si mantenne fedele al re di Napoli, Ferrante I d’Aragona. Dopo aver subìto la distruzione pressoché totale a opera delle truppe di Marino Marzano, Vairano e la sua fortezza trovarono la forza di risorgere dalle proprie ceneri grazie al barone Innico II d’Avalos. Lo spirito era tornato a essere talmente alto che chiamarono Marzanello il nuovo borgo costruito a mo’ di avamposto del borgo di Vairano, ove si trova la chiesa di Santa Maria di Loreto (XVI secolo).*)

Il borgo è circondato da mura, intervallate da quattordici torri, all’interno delle quali si accede attraverso Porta Oliva, Porta di Mezzogiorno e Porta Sant’Andrea.

La fortezza di Vairano Patenora è composta da quattro torri, di cui la più massiccia è detta torre “mastra”: all’interno, ormai quasi completamente distrutto, sono ancora visibili la suddivisione dei piani, le cucine, le carceri e l’antica cisterna.
Nel XVIII secolo sorsero, lungo la via Latina e la via Venafrana, numerose taverne per la sosta e il cambio dei cavalli di postini e viandanti: tra queste vi era anche la Taverna della Catena, edificata dal duca Domenico Mariconda intorno al 1720, che deve il suo nome al fatto che, quando i re borbonici si recavano a caccia nella vicina riserva di Torcino, l’incrocio veniva sbarrato da una catena.
http://youtu.be/dMWc_xnhOn4 “Il Reggente” è un’opera in tre atti che Saverio Mercadante (Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante, nato ad Altamura il 17 settembre 1795 e deceduto a Napoli il 17 dicembre 1870) compose su libretto scritto da Salvadore Cammarano e basato – come “Il ballo in maschera” di Giuseppe Verdi – su Gustave III. ou Le bal masqué di Eugène Scribe. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Regio di Torino il 2 febbraio 1843 sotto la direzione di Giovanni Battista Polledro…la più recente (ovviamente non tutta!) è stata eseguita dalla Fanfara del XII Battaglione Carabinieri Sicilia, integrata da cinque validi elementi della Fanfara del X Battaglione Carabinieri Campania, sotto la direzione del Maresciallo Capo M° Paolo Mario Sena.
La giornata del 26 ottobre 1860 vide nuovamente Vairano Patenora protagonista della Storia…come risulta dal rapporto giornaliero del “Diario storico dell’Archivio del Ministero della Difesa”: “… A Taverna della Catena, S.M. il Re, che col suo quartier generale marcia colle truppe del quarto Corpo, è incontrato dal gen. Garibaldi…” **) Giuseppe Garibaldi, come risulta da un articolo pubblicato nientemeno che sul quotidiano britannico The Times del 6 novembre 1860, aveva trascorso la notte presso una casa rustica, circondata da una dozzina di pioppi appena fuori Calvi nei pressi del bivio di Taverna della Catena***) : il generale si fermò al bivio, dove arrivarono la colonna delle truppe regie e il re stesso, che salutatolo, procedette a cavallo con lui verso Teano, dove si separarono. ****)

Inno di Garibaldi: testo scritto dal poeta Luigi Mercantini (1821-72) su richiesta del generale Giuseppe Garibaldi perché divenisse l’inno del futuro corpo di volontari denominati Cacciatori delle Alpi: “Voi mi dovreste scrivere un inno per i miei volontari! Lo canteremo andando alla carica e lo ricanteremo tornando vincitori!” Luigi Mercantini scrisse dunque Canzone italiana e ne affidò la composizione ad Alessio Olivieri, direttore della Musica del II Reggimento di Fanteria “Brigata Savoia”. L’inno divenne ben presto assai popolare e conosciuto come Inno di battaglia dei Cacciatori delle Alpi: dopo la Spedizione dei Mille si diffuse enormemente come Inno di Garibaldi.
Qui l’Inno di battaglia dei Cacciatori delle Alpi (Inno di Garibaldi) viene eseguito, paradossalmente, dalla Banda Musicale della Gendarmeria Vaticana, diretta dal M° Giuseppe Cimini, nel cd 1861 – 2011 Omaggio all’Unità d’Italia 150° Anniversario http://youtu.be/4knBnsbExxU
Per tanti anni, in seguito a una relazione del 1926 – priva del timbro del Ministero della Difesa e peraltro non presente negli archivi del medesimo, ratificata soltanto dal Fascio teanese e dunque priva di basi storiche e storiografiche – ci è stata propinata la storiella dello storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II presso il Ponte San Nicola sito nell’attuale frazione teanese di Borgonuovo a soli duecento metri dall’odierno Comune di Caianello (che recentemente ha rivendicato la sua “parte”, ma che all’epoca dei fatti e per molti decenni a seguire era costituito soltanto da casolari o casupole sparse nel territorio e dunque non preso in considerazione nemmeno nei successivi “falsi”) ed è raccontato nei libri di storia con il nome di Incontro di Teano.

Il generale Giuseppe Garibaldi e il re di Sardegna Vittorio Emanuele II si incontrano, sotto i pioppi che circondano la Taverna della Catena, presso Vairano Patenora il 26 ottobre 1860: il Meridione d’Italia passa così dal Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna…
Ora finalmente persino l’Istituto Enciclopedico Treccani ******) fissa proprio negli stessi luoghi che avrebbero poi “ospitato” per due giorni Antonio Gramsci, illustre prigioniero politico di passaggio verso la casa circondariale di Campobasso (subito dopo l’evento in questione, la Taverna era stata infatti trasformata in una importante caserma dei Carabinieri da cui partivano anche spedizioni contro il brigantaggio http://youtu.be/Uw4cO5fTk2E Li chiamarono briganti: film in cui recitano come comparse alcuni carabinieri appartenenti alle fila della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma e del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo), lo storico incontro tra il Generale e il Re che segnò l’immediato taglio delle catene che conducevano alle proprietà dello Stato Borbonico di Torcino e Mastrati – che sarebbero poi state svendute,tramite prestanome, ad agrari assenteisti e sfruttatori *******) – e, secondo l’opinione di molti, l’immediato e irreparabile rallentamento di uno dei più importanti interventi di sviluppo autonomo del Sud che era stato la prima ferrovia Portici-Vairano Scalo (Caianello) realizzata dai Borboni.
“Iddio preservi il Re per lunga e lunga età, come nel cor ci sta: viva Fernando il Re! Iddio lo serbi al duplice trono dei Padri suoi, Iddio lo serbi a noi! Viva Fernando il Re!” http://youtu.be/s2S4srrTgeg La Banda dell’Arma dei Carabinieri esegue l’elaborazione a cura del Colonnello M° Vincenzo Borgia dell’Inno al Re delle Due Sicilie, scritto e musicato da Giovanni Paisiello. Dirige il Tenente Colonnello M° Massimo Martinelli.
L’Inno al Re era l’inno nazionale del Regno delle Due Sicilie: non si sa con certezza quale fosse il testo esatto che nel tempo subì diverse modifiche, poiché il nome riportato nel testo, cambiava ogni volta che veniva incoronato un nuovo sovrano, ma è stata ritrovata una partitura contenente anche il testo dell’inno datata tra il 1835 e il 1840. La partitura prevedeva l’esecuzione con soprano e basso come parti di canto, accompagnate da flauti, clarinetti in do, oboi, corni in fa, trombe in do, fagotto e serpentone. Quella che segue è la prima versione dell’inno, in cui “Fernando” fa riferimento al regno di Ferdinando I delle Due Sicilie. La seconda strofa sembrerebbe confermare l’ipotesi che l’inno fosse in realtà stato composto prima della formazione del Regno delle Due Sicilie avvenuta nel 1816, quando i due regni erano separati in Regno di Napoli e Regno di Sicilia, come si rileva nella frase “serbi al duplice trono”.
Il re di Sardegna Vittorio Emanuele II di Savoia, occupando lungo il passaggio verso il Meridione i territori dello Stato Pontificio nelle Marche e nell’Umbria, si era recato incontro al generale Giuseppe Garibaldi – che aveva completato la conquista del Regno delle Due Sicilie respingendo il tentativo di controffensiva da parte dell’esercito borbonico nella Battaglia del Volturno – con il reale scopo di impedire che la Spedizione dei Mille continuasse fino alla Presa di Roma poiché, secondo i consiglieri di Casa Savoia, questa avrebbe provocato l’intervento di Napoleone III e messo a repentaglio le conquiste territoriali sinora ottenute. In cambio della sua “resa” e del suo “buen retiro” a Caprera il generale, noto come l’Eroe dei Due Mondi, ottenne che ai volontari garibaldini fosse concesso di entrare, seppure dopo una severa selezione, nell’esercito regolare sardo mantenendo il grado rivestito nel corso della Spedizione medesima. L’Incontro di Taverna della Catena rappresentò di fatto l’adesione del generale alla politica di Casa Savoia e deluse profondamente le aspettative di quanti auspicavano la fondazione di una repubblica meridionale di stampo mazziniano, che avrebbe dovuto in seguito estendersi anche ai domini papali e alla stessa Roma, come inizialmente idealizzato e persino progettato. Una sorta di resa…dunque…persino Garibaldi e i suoi Mille si arresero *******) , ma i Vairanesi no!
Vairanum acriter impugnans, in nullo profecit: quando Vairano ci si mette d’impegno…non ce n’è per nessuno (detto in breve e in termini moderni).
*) Nel 1590 Vairano fu acquistata dal barone Antonio Mormile di Frignano Cacciapuoti e nelle mani della sua famiglia rimase fino alla caduta del feudalesimo avvenuta nel 1806. L’ultimo barone di Vairano fu Angelo Cacciapuoti morto il 3 maggio 1960
**) Giuseppe Garibaldi cento vite in una – Nino D’Ambra – Ed. A.G.Grassi, Napoli 1983
***) Nuova documentazione sull’incontro del 26 ottobre – PDF – testo originale e traduzione in italiano – Adolfo Panarello
****) Da Quarto al Volturno – Giuseppe Cesare Abba “Memorialisti dell’Ottocento” I a cura di Gaetano Trombatore – Riccardi Ricciadri Edit., Napoli; lapide marmorea affissa nel 1911 per iniziativa della Provincia di Terra di Lavoro e con la grande partecipazione unitaria di Teano e Vairano; http://it.wikipedia.org/wiki/File:Taverna.jpg#mediaviewer/File:Taverna.jpg http://it.wikipedia.org/wiki/File:Taverna1.jpg#mediaviewer/File:Taverna1.jpg http://it.wikipedia.org/wiki/File:Taverna2.jpg#mediaviewer/File:Taverna2.jpg http://it.wikipedia.org/wiki/File:Taverna3.jpg#mediaviewer/File:Taverna3.jpg; Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 6 aprile 1967 http://it.wikipedia.org/wiki/File:Taverna4.jpg#mediaviewer/File:Taverna4.jpg; Storia d’Italia – Indro Montanelli – Ed. Fabbri, Roma 1994; Discorso alla Camera dei Deputati in occasione del Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi – deputato Valerio Zanone; Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo – Alfonso Scirocco – Ed. Laterza, Roma 2001;
******) Incontro di Teano e Teano: Un incontro mancato – Istituto Enciclopedico Treccani – Treccani.it
******) http://altocasertano.wordpress.com/2010/10/25/vairano-patenorace-150%C2%B0-unita-ditalia-ass-angelo-broccoli-interviene-su-incontro-di-teano/
*******) Il 29 agosto 1862, durante la “Giornata dell’Aspromonte” l’esercito regio fermò nuovamente il tentativo di Giuseppe Garibaldi e dei suoi volontari di completare la marcia dalla Sicilia verso Roma per scacciarne papa Pio IX, cosa che sarebbe poi avvenuta soltanto il 20 settembre 1870 (Breccia di Porta Pia).
A lezione di Storia della musica (dell’Arma dei Carabinieri)
Presso la Sala Conferenze dell’Istituto Comprensivo “Ugo Foscolo” di Bagnara Calabra si è tenuta, nell’ambito delle numerose iniziative relative al Bicentenario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri che si stanno svolgendo dall’inizio dell’anno 2014 in tutto il territorio nazionale, una conferenza-lezione sulla storia della Benemerita. Al tavolo dei relatori sedevano il Sindaco del Comune di Bagnara Calabra dottor Cesare Zappia, il Dirigente Scolastico dottoressa Simona Sapone e il Maestro Vincenzo Panuccio, direttore del Complesso Bandistico “Città di Bagnara”. Gli alunni dell’Istituto e gli studenti del Liceo “Enrico Fermi” si sono mostrati particolarmente interessati alla “lezione” di “Storia dell’Arma dei Carabinieri dal 1814 ai giorni nostri” da parte del Capitano Augusto Sorvillo, Comandante della Compagnia Carabinieri di Villa San Giovanni, e del Maresciallo Capo M° Danilo Di Silvestro. Quest’ultimo, in qualità di direttore della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Roma dal 1997, ha illustrato a grandi linee la storia della Fanfara da lui condotta: “…Nel 1885 – in seguito al trasferimento della Scuola Allievi Carabinieri da Torino a Roma – essa era stata aumentata nell’organico ed effettivamente trasformata nell’attuale Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri. D’altro canto la necessità di sopperire alle numerose esigenze dei servizi musicali – da espletare nella zona di Roma e dintorni e nel resto d’Italia – oltre che alle varie attività addestrative che la scuola militare comportava (e comporta), condusse parallelamente all’istituzione della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma. Essa è – dopo lo scioglimento della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Torino, avvenuto oltre dieci anni fa (sembra ieri!?) – uno dei sei complessi bandistici dipartimentali dell’Arma: la Fanfara della Scuola Marescialli e Brigadieri di Firenze (diretta dal M.A.s.U.P.S. Ennio Robbio), la Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo (di stanza a Roma e diretta dal M.A.s.U.P.S. Fabio Tassinari) e le Fanfare del III Battaglione “Lombardia” (di stanza a Milano e diretta dal Maresciallo Andrea Bagnolo), del X Battaglione “Campania” (di stanza a Napoli e diretta dal M.A.s.U.P.S. Marco Smarra) e del XII Battaglione “Sicilia” (di stanza a Palermo e diretta dal Maresciallo Capo Paolo Mario Sena). Attualmente la Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma è composta da 45 musicisti, per lo più diplomati presso i vari Conservatori d’Italia, ed è chiamata a presenziare importanti cerimonie e manifestazioni sia militari che civili sia sul territorio nazionale che oltre confine.”

Da destra a sinistra: M° Vincenzo Panuccio, direttore “Orchestra di fiati Città di Bagnara”; dottoressa Simona Sapone, Dirigente Scolastico I.C. Ugo Foscolo di Bagnara Calabra; Maresciallo Capo M° Danilo Di Silvestro, direttore della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma; Capitano Augusto Sorvillo, Comandante della Compagnia Carabinieri di Villa San Giovanni.
Il dirigente scolastico e il Sindaco – che hanno ringraziato l’Arma benemerita per il contributo fondamentale fornito e formulato i loro auspici per una continua collaborazione tra Istituzioni, cittadini e Forze dell’Ordine – possono certamente ritenersi soddisfatti per il buon esito della conferenza.
In serata l’ Orchestra di Fiati “Città di Bagnara Calabra” ha tenuto un concerto nella bella Piazza del Carmine per celebrare il Bicentenario della fondazione dell’ Arma dei Carabinieri.
Per l’occasione il Maestro Vincenzo Panuccio aveva preparato, col prestigioso complesso bandistico da lui diretto, un programma che comprende brani di autori del calibro di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, Luigi Cajoli e Domenico Fantini (rispettivamente primo e terzo, in ordine cronologico, tra i direttori nella storia dell’attuale Banda musicale dell’Arma dei Carabinieri) Jacob Israël de Haan e Paul Richards.
Come da programma alcuni inni sono stati eseguiti dal Coro Polifonico “Santa Maria degli Angeli” di Bagnara Calabra – diretto da Carmelo Gramuglia – e dal Coro Polifonico “Cosma Passalacqua” di Sant’Eufemia d’Aspromonte, diretto da Angela Luppino. Alcuni brani sono stati interpretati dal soprano Carmen Cardile e dal tenore Gaetano Vincenzo Vicari.

Il Mar. Ca. M° Danilo Di Silvestro, direttore ospite, e i ragazzi dell’Orchestra di fiati “Città di Bagnara Calabra”
Per questa particolare occasione il concerto è stato diretto dal Maresciallo Capo M° Danilo Di Silvestro, direttore della Fanfara dei Carabinieri di Roma, dinanzi a tutte le maggiori autorità civili e religiose del paese e del circondario e, naturalmente, i Comandanti provinciali dell’Arma Dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza. Il Maestro Vincenzo Panuccio, direttore del blasonato complesso bandistico della città di Bagnara Calabra, si è detto lieto di passare di mano la sua bacchetta – in occasione dello speciale evento – al collega Di Silvestro, definendolo “un direttore di chiara fama internazionale.”

Il Mar. Ca. M° Danilo Di Silvestro, direttore della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma e direttore ospite dell’Orchestra di fiati “Città di Bagnara Calabra”
Di rimando, il Maresciallo Capo Di Silvestro – appena appena intimidito da tanto calorosa accoglienza – ha ringraziato il M° Panuccio e l’Arma dei Carabinieri per la possibilità concessagli e, soprattutto, i musicisti e tutti i cittadini intervenuti per rendere omaggio alla Benemerita bicentenaria istituzione.

Il Mar.Ca. M° Danilo Di Silvestro e il M° Vincenzo Panuccio, rispettivamente direttore ospite e direttore dell’Orchestra di fiati di Bagnara Calabra

Il M° Concetta Nicolosi, Direttore dell’Orchestra di fiati “Città di Cinquefrondi” e Presidente del Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, insieme al Mar. Ca. M° Danilo Di Silvestro, direttore della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma e direttore ospite dell’Orchestra di fiati “Città di Bagnara Calabra”. Con loro tre giovanissimi musicisti di grande talento.
Porta di Roma
Nell’ambito delle celebrazioni e dei festeggiamenti che si stanno svolgendo in tutta Italia in occasione del Bicentenario dell’Arma dei Carabinieri, è stata allestita una mostra interessante presso la “Galleria Commerciale Porta di Roma”. Affollati gli stands espositivi delle varie specialità della Benemerita e l’esposizione di alcuni mezzi in dotazione: gazzelle “vintage” come Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo 90 e Fiat 600, ma anche Lotus Evora, Alfa Romeo 159 e Fiat Bravo per quanto riguarda le quattro ruote; la mitica Moto Guzzi Superalce, ma anche la moderna BMW R1200 R per gli amanti della Sezione Motociclisti del Nucleo Operativo Radio Mobile dei Carabinieri….che, stando a quanto mi ha riferito il “collega” Enrico Fasciolo – autore di queste bellissime fotografie – erano davvero tanti.
Folla entusiasta in occasione delle dimostrazioni pratiche date dalle Unità cinofile come esempio dei servizi di polizia antidroga. Calorose dimostrazioni d’affetto – infine – nei confronti dell’Arma da parte del folto pubblico intervenuto al concerto della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Roma, diretta dal Maresciallo Capo M° Danilo Di Silvestro: magnifica la Grande Uniforme Storica con il pennacchio biancorosso sulla lucerna, la doppia banda rossa sui pantaloni e gli speroni ai piedi… Queste sono le “note” caratteristiche, che distinguono – infatti – i corpi musicali dell’Arma dei Carabinieri da tutti gli altri reparti della quarta forza armata della Repubblica Italiana e traggono origine dal primo antico nucleo di otto trombetti a cavallo (istituito il 1 ottobre 1820) da cui si sarebbero poi “generate” le Fanfare della XIV Legione della Scuola Allievi Carabinieri di Torino e della VII Legione Carabinieri di Napoli e da esse via via la Fanfara poi la Musica e infine la Banda della Legione Allievi Carabinieri di Roma che – sotto l’attenta guida del Maestro Luigi Cajoli divenne la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri. Attualmente, dopo lo scioglimento della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Torino, l’Arma dei Carabinieri può ancora contare sulle Fanfare del III Battaglione “Lombardia”, del X Battaglione “Campania” e del XII Battaglione “Sicilia” (di stanza rispettivamente a Milano, Napoli e Palermo), sulla Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a Cavallo (di stanza a Roma) e sulle Fanfare della Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri e della Scuola Allievi Carabinieri (di stanza, rispettivamente, a Firenze e a Roma).
Si deve alla lungimiranza del dottor Filippo De Ambrogi, direttore della Galleria Commerciale Porta di Roma, e alla sua fruttuosa collaborazione con il Luogotenente Andrea Marrese , Comandante della Stazione Carabinieri “Nuovo Salario” la realizzazione di questo riuscitissimo concerto e alla brava – seppur giovanissima e forse un po’ timida (dote rara oggigiorno, la timidezza) – Selenia Orzella, che ha illustrato brevemente la storia della Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma: istituita nel 1885 per presenziare alle numerose cerimonie ufficiali d’istituto e per far marciare gli Allievi, essa è attualmente composta da 45 professori musicisti, provenienti dai vari Conservatori d’Italia e non solo presenzia a importanti manifestazioni sia militari che civili, ma effettua importanti concerti sia in Italia sia all’estero. Dal 1997, come ha ricordato la presentatrice, essa è diretta dal Maresciallo Capo Maestro Danilo Di Silvestro: diplomato in Trombone e in Perfezionamento nel corso di Direzione di Banda presso il Conservatorio di Pescara, ha conseguito il Diploma di Strumentazione per Banda presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Uno dei suoi insegnanti, la professoressa Antonia Sarcina, era presente – tra il pubblico delle prime file – al concerto, che si è aperto – come da tradizione ormai consolidata – dalla marcia sinfonica “Dorotea”, composta dal Maestro Vincenzo Borgia (Direttore della Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri dal 1972 al 2000).
A seguire la trascrizione per banda scritta dal Maestro Domenico Fantini (suo predecessore) della “Marcia, Danza e Finale” del Secondo Atto dell’opera lirica “Aida” di Giuseppe Verdi.
Colpito al cuore il pubblico da una raffica musicale di ottoni, percussioni e fiati nel medley “Moment for Morricone”: arrangiamento del compositore olandese Johan De Meij – in omaggio al Maestro Ennio Morricone e alle sue colonne sonore per i film del genere “spaghetti western” di Sergio Leone – talmente suggestivo che sembrava di sentire le voci di Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef ne “Il buono, il brutto e il cattivo” o di veder apparire la bellissima Claudia Cardinale, il fascinoso Henry Fonda o il truce Charles Bronson di “C’era una volta il west”.
L’atmosfera si è fatta più elegante e raffinata con il bellissimo “Blues” di Michele Mangani (uno dei pochi compositori italiani di musica per banda!) tratto da “Un Americano a Parigi” di George Gershwin: splendido l’assolo dell’Appuntato scelto Maurizio Trequattrini in occasione del “canto del cigno” del suo Clarinetto soprano in Si bemolle, che ha suonato in concerto con la Fanfara dei Carabinieri di Roma (oltre che in passato nella Fanfara dei Carabinieri di Firenze e spesso con la Banda centrale dell’Arma) per l’ultima volta…visto e considerato che d’ora in poi presterà il suo talento alla voce del Clarinetto piccolo in La bemolle…più acuta e più difficile!
Ha avuto modo di fare sfoggio della sua bravura anche il solista Leonardo Vinciarelli alla Tromba in Si bemolle nella colonna sonora composta nel 1997 da Nicola Piovani per il film “La vita è bella” – di e con Roberto Benigni – con la quale vinse il Premio Oscar nel 1999…
Immancabile il “Guillaume Tell” composto dal celeberrimo compositore pesarese Gioachino Antonio Rossini, che ha visto il Maresciallo Capo M° Danilo Di Silvestro nella doppia veste di direttore della Fanfara e di direttore del pubblico, assolutamente entusiasta.
Infine l’Ouverture che il compositore olandese Jacob De Haan scrisse “su commissione” per la “Saint Peter’s Wind Symphony” di Brisbane, in Australia, dedicandola a “Ross Roy”: la villa monumentale di tardo Ottocento in cui venne fondato nel 1945, il Collegio Saint Peter’s Lutheran e che ne è sempre rimasta simbolo. In questa composizione Ross Roy si trasforma in vera e propria metafora degli anni trascorsi a scuola: vi si ritrovano i toni solenni della disciplina, i toni sereni dei momenti gioiosi e dei sorrisi, i toni intensi dei primi amori, delle amicizie, i toni orientaleggianti simbolo della diversità delle culture presenti ormai nella scuola moderna e della comprensione reciproca e nuovamente solenni per rappresentare i momenti di tensione che caratterizzano il periodo scolastico a ridosso dell’esame finale e infine l’apoteosi gioiosa della raggiunta maturità al termine del ciclo di studi: sembra quasi di veder volare i berretti alla fine della cerimonia di consegna del diploma. L’Ouverture si conclude e inizia la vita adulta. Spero di essere riuscita a darne la giusta lettura attraverso le fotografie:
Dopo il saluto di ringraziamento alle Autorità ed ai cittadini presenti da parte del Maggiore Alessandro Di Stefano, Comandante della Compagnia Carabinieri di “Montesacro”, da cui dipende il Comando Stazione Carabinieri “Nuovo Salario”, http://youtu.be/LmtB_9AB4JI la Fanfara della Scuola Allievi Carabinieri di Roma ha concluso il concerto eseguendo la marcia d’ordinanza (dal 1929) dell’Arma dei Carabinieri – “La Fedelissima” di Luigi Cirenei, il secondo direttore della Banda dell’Arma –
e l’inno nazionale della Repubblica Italiana, che tutti chiamano “Fratelli d’Italia” o “Inno di Mameli”, ma che in realtà sappiamo essere stata scritta e composta da Michele Novaro col titolo “Il canto degli Italiani”.
Fino a qualche tempo fa il “Si!” conclusivo dell’inno nazionale segnava effettivamente la fine di qualunque concerto degli organici musicali militari italiani: recentemente si è invece diffusa l’abitudine a richiedere e concedere bis anche dopo di esso. La Fanfara non si è lasciata troppo pregare e ha “improvvisato” la marcia a tempo di valzer “Wien bleibt Wien” di Johann Schrammel: ci ha fatto pensare al Concerto di Capodanno, a quel giorno pieno di speranza per quel che il Nuovo Anno promette di portare di bello e di buono….e speriamo che funzioni – considerata anche la “location” del concerto – contro la crisi.
Commovente l’affetto della gente che, al termine del concerto. si è accalcata e messa in fila – anziché per un nuovo modello di apparecchio di telefonia mobile – per salutare i musicisti, il Capo Fanfara e persino la sottoscritta, onorata ed emozionata nella mia uniforme da Benemerita dell’Associazione Nazionale Carabinieri – sezione “V.B. SALVO D’ACQUISTO” di Ponsacco (PI).
Claudia Giannini
Nei secoli fedele
Nei secoli fedele
Questa sera dalle ore 21,00, presso il Castello di San Vito, suonerà la Fanfara del 3° Battaglione Carabinieri Lombardia.
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