La Banda all’Expo 2015 Milano

L'ora del riposo durante i lavori dell'Esposizione Nazionale di Milano (1881) - Filippo Carcano

L’ora del riposo durante i lavori dell’Esposizione Nazionale di Milano (1881) – Filippo Carcano


La Banda Musicale dell’ Esercito Italiano, diretta dal M°Antonella Bona, si esibirà in un meraviglioso concerto nella suggestiva cornice delle Terrazze del Duomo di Milano in occasione della giornata inaugurale di Expo 2015 Milano.
Il programma musicale scelto è, come sempre, originale e interessante. Si partirà con l’adattamento, scritto da Nicholas D. Falcone, della Symphonic concert march di Giosué Bonelli, autore quasi sconosciuto della seconda metà del diciannovesimo secolo che ha composto un brano coi toni solenni e maestosi tipici della marcia inserendovi virtuosismi strumentali che la rendono un vero e proprio “pezzo da concerto”.
Il secondo brano in programma è l’adattamento scritto da Luca Valenti della Sinfonia per Banda op. 153 di uno dei primi e più prolifici compositori di musica originale per banda militare: Amilcare Ponchielli, infatti, prima di diventare docente al Conservatorio di musica di Milano era stato direttore della Banda della Guardia Nazionale di Piacenza e della Banda della Guardia Nazionale di Cremona e per queste produsse una gran quantità di composizioni per banda in forma di marce, sinfonie e concerti per solisti. Molto interessanti riguardo a questo compositore italiano, probabilmente sottostimato e sottovalutato negli anni recenti dalle bande italiane, sono gli studi compiuti dal professor Henry Howey, docente della Sam Houston State University del Texas.
Il terzo è un brano contemporaneo di non facile ascolto e di impegnativa esecuzione, ma assolutamente adatto all’ambiente religioso in cui verrà ospitato il concerto: Mosaici bizantini di Franco Cesarini (studente del Conservatorio G. Verdi Milano e all’Accademia Musicale di Basilea e poi docente al Conservatorio di Musica di Zurigo e del Conservatorio della Svizzera Italiana oltreché direttore della “Civica filarmonica di Lugano” e della “Civica filarmonica di Balerna”) è un imponente lavoro scritto nel 1993/94, ispirato a mosaici che rappresentano passi del Vangelo di Matteo: la natività di Gesù Cristo <>, il tempio di Gerusalemme <> e l’angelo della Resurrezione <>.
Infine il “pezzo forte”: la trascrizione di Giovanni Dall’Ara di una selezione tratta da un balletto che Romualdo Marenco compose insieme al coreografo Luigi Manzotti sul finire del diciannovesimo secolo e che fu rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala nel 1881, in occasione della Esposizione Nazionale di Milano…il celebre Gran Ballo Excelsior che ottenne un successo travolgente in tutto il mondo, anche grazie a La Scala Theatre Ballet School.

Qualora dovesse piovere, il concerto verrà eseguito nel Duomo di Milano – Duomo of Milan, simbolo di Milano: la più grande cattedrale gotica d’Italia e una delle più grandi d’Europa. Si ringrazia sin d’ora l’ospitalità della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, lo storico ente preposto sin dal 1837 alla conservazione e valorizzazione della Cattedrale milanese, istituito da Gian Galeazzo Visconti – allora Duca della città – per la progettazione e costruzione del monumento e poi impegnato “nella conservazione e nel restauro architettonico e artistico del Duomo, nell’attività di custodia e servizio all’attività liturgica e nella valorizzazione e promozione dello straordinario patrimonio di arte, cultura e storia che il simbolo di Milano possiede”.

NATO: conferenza a Roma su come sconfiggere le minacce ibride

OTAN: dalla “guerra fredda” alla “guerra ibrida”.

-Military News from Italy-

Roma, 30 Aprile 2015 – Si è svolta ieri a Roma la prima giornata della conferenza “NATO and New Ways of Warfare: Defeating the Hybrid Threat”, presso la sede del NATO Defense College, alla presenza dei 28 stati membri.

Sulla scia delle dichiarazioni riportate in occasione del NATO Summit in Galles del 2014, quali la minaccia e guerra ibrida che vede il comportamento aggressivo della Russia verso le pianure dell’Europa orientale, il NATO Defense College ha organizzato un convegno suddiviso in due giornate e destinato alla comprensione e alla conoscenza di questa recente situazione internazionale.

Obiettivo dell’evento è chiarire le grandi dinamiche politiche e militari del sistema internazionale, ponendo le basi per affrontare efficacemente le sfide specifiche poste dalle minacce di guerra ibrida, i recenti eventi in Ucraina e l’ascesa dell’ISIS.

La capacità di saper annoverare e rispondere a questo nuovo tipo di guerra composto di elementi regolari, irregolari, e criminali che operano attraverso…

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IL MOSAICO DEL GRANATIERE

Il 18 febbraio 2015 un Granatiere di Sardegna in congedo (in congedo (il caporalmaggiore, poi sergente, Nello Sebastiano Genovese 9 sc 82 CCS 2 btg gra mecc ” CENGIO”) lanciò un appello, in forma di evento sul social network Facebook, dal titolo SALVIAMO IL MOSAICO DEL GRANATIERE che proponeva (al costo di un euro) l’adozione di una tessera del mosaico onde riuscire a salvarlo dalla possibile demolizione e finanziare il suo spostamento presso il Museo storico dei Granatieri di Sardegna *). L’entusiastica generosità con cui immediatamente risposero gli iscritti dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, di cui fanno parte sia coloro che hanno militato con i bianchi alamari sia i simpatizzanti di questa specialità, mi ha particolarmente colpito e mi ha spinto a cercare qualche notizia sul Mosaico del Granatiere. Fu così che m’imbattei nel prezioso materiale fotografico raccolto dal Granatiere Ernesto Bonelli e, altrettanto generosamente, donata al Museo. Da questo si può evincere che la generosità aveva caratterizzato sin dal 23 agosto 1937 – data ufficiale d’inizio lavori – la realizzazione di questo grande mosaico policromo (circa trenta metri quadrati): vi si dedicarono infatti – nelle ore e nei giorni liberi dal servizio – granatieri, sottufficiali e ufficiali del 2° Reggimento Granatieri di Sardegna (tra cui il S.Ten, Lucchetti e il S.Ten. Tongiani) e, in particolar modo, il sottotenente dei Granatieri Lino Lipinsky De Orlov, autore ufficiale dell’opera realizzata con la cosiddetta tecnica vaticana.

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L’immagine scelta per il grande mosaico che decorava la facciata di quella che era la Casa del Granatiere, ovvero lo spaccio per la truppa (che all’epoca veniva chiamato “sala convegno della truppa”), fu quella del militare nell’atto di lanciare una granata: tale gesto, rifletteva il caratteristico impiego della Specialità nel primo periodo della sua esistenza. L’appellativo “granatieri” ebbe infatti origine dal fatto che, nel 1685, il re Vittorio Amedeo II di Savoia assegnò ad ogni compagnia del reggimento Guardie sei soldati incaricati di lanciare allo scoperto le granate. Avete letto proprio bene: 1685! I Granatieri sono, infatti, il più antico corpo militare italiano, poiché derivano direttamente dall’antico Reggimento delle Guardie Reali creato nel 1659 dal duca Carlo Emanuele II di Savoia e, sin dal 1664 a tale unità, spettava – nell’ordinamento militare – la precedenza su tutti gli altri reggimenti proprio per l’anzianità quale primo della fanteria d’ordinanza. La divisa grigioverde, indossata dal granatiere raffigurato nel mosaico, invece era stata adottata qualche anno dopo il trasferimento a Roma del 1° e del 2°Reggimento Granatieri di Sardegna, precedentemente di stanza a Parma e a Piacenza. Da allora gli alamari – che vengono, comunque, riprodotti sulle mostrine e che continuano a spettare ai soli Granatieri e Carabinieri – rimasero solo sull’alta uniforme da parata.

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Il Comandante del Reggimento, il Colonnello Alberto Mannerini, seguì personalmente la costruzione del mosaico e la realizzazione di tutti i numerosi affreschi (andati perduti) che decoravano le pareti all’interno della sala convegno truppa. La Casa del Granatiere, sita all’interno della Caserma Umberto I di piazza Santa Croce in Gerusalemme, che ospitava il Reggimento Granatieri di Sardegna fu ufficialmente inaugurata il 27 gennaio 1938 dal Capo del Governo Benito Mussolini.

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Durante il periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra di Liberazione, il mosaico subì seri danni a causa di colpi d’artiglieria o di arma da fuoco di grosso calibro.

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Subito dopo le vicende belliche la Caserma fu abbandonata dall’Esercito e, nel 1958, fu ceduta dal Ministero della Difesa all’Intendenza di Finanza che, in massima parte, non la utilizzò: com’è facilmente intuibile, la scarsa manutenzione o – per meglio dire – lo stato di abbandono dell’infrastruttura comportarono l’inevitabile degrado del mosaico. Ai Granatieri questo fatto provocava una profonda sofferenza spirituale e rappresentava un motivo di vergogna per la stessa città di Roma, alla cui difesa i Granatieri di Sardegna sono preposti. Pertanto, non appena venne costituito, il 1 ottobre 1979, il 2° Battaglione Granatieri Meccanizzato Cengio – che ereditò medagliere, motto, simboli e stendardo del 2° Reggimento – i granatieri chiesero con insistenza e, per voce del Granatiere Generale Raffaele Simone, ottennero dallo Stato Maggiore dell’Esercito che il mosaico venisse distaccato, restaurato e trasferito nel cortile della loro caserma Alfonso Albanese Ruffo di via Tiburtina. Dal 1982 esso fu dunque fedele compagno di tanti militari, giustamente orgogliosi della loro appartenenza a un corpo tanto glorioso, e fu testimone di avvenimenti festosi come la ricostituzione del 2° Reggimento Granatieri di Sardegna nel 1992, ma anche di tragici eventi – quale il misterioso suicidio del granatiere pisano Claudio Fausto Leonardini, precipitato da una finestra il 4 luglio 1995 e morto dopo quasi due settimane di coma – e degli scandali che ne seguirono. ***)

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Nel 1996 i granatieri furono trasferiti a Spoleto (dove ora, dopo un nuovo scioglimento, restano soltanto la 5ª e la 6ª Compagnia Fucilieri, che fanno parte del 1º Reggimento Granatieri di Sardegna) e il granatiere del mosaico restò nuovamente solo, almeno fino a quando nel 2010 – in seguito all’annunciata dismissione della caserma da parte del Ministero della Difesa e alle ricorrenti notizie di assegnazione dell’intero complesso militare al Comune di Roma – non giunsero gli attivisti del movimento Action per il diritto alla casa a occupare simbolicamente il sito per qualche ora. ****) Naturalmente le condizioni del mosaico, nuovamente rimasto per anni privo di qualunque intervento di manutenzione, stavano volgendo nuovamente al degrado e c’erano seri rischi che venisse proprio definitivamente demolito.

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Ma vi pare che coloro che (insieme ad alcuni rinforzi di volontari tra bersaglieri, carabinieri, carristi, cavalieri, paracadutisti e polizia dell’Africa italiana e a una parte della popolazione romana) dettero origine alla Resistenza italiana contro l’occupazione nazista seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, scontrandosi duramente contro le preponderanti truppe tedesche e resistendo eroicamente per due giorni presso Porta San Paolo poi sul Campidoglio – ultimo baluardo della difesa di Roma, difeso dalla IV Compagnia Reclute del 1º Reggimento, comandata del Capitano Alberto Alessandrini –  avrebbero potuto rinunciare a uno dei loro simboli? NO DAVVERO!

Il motto dei Granatieri deriva dal grido «A me le guardie per l'onore di casa Savoia!» lanciato dal Duca Carlo Emanuele II di Savoia, comandante del Reggimento Guardie Reali (Granatieri), ai suoi uomini, che si lanciarono in un corpo a corpo contro gli austriaci nella Battaglia di Goito del 30 maggio 1848 (Prima Guerra d'Indipendenza) e risultarono decisivi per le sorti del combattimento. Il motto venne ridotto, dopo la proclamazione della Repubblica Italiana, all'attuale motto:

Il motto dei Granatieri deriva dal grido «A me le guardie per l’onore di casa Savoia!» lanciato dal Duca Carlo Emanuele II di Savoia, comandante del Reggimento Guardie Reali (Granatieri), ai suoi uomini, che si lanciarono in un corpo a corpo contro gli austriaci nella Battaglia di Goito del 30 maggio 1848 (Prima Guerra d’Indipendenza) e risultarono decisivi per le sorti del combattimento. Il motto venne ridotto, dopo la proclamazione della Repubblica Italiana, all’attuale motto: “A me le guardie ! “

E così, a soli due mesi di distanza dall’inizio della colletta, ecco che Il Granatiere di Lipinsky De Orlov torna a Piazza Santa Croce in Gerusalemme…e proprio nel giorno del 356° anniversario della costituzione del Corpo delle Guardie Reali, da cui deriva la specialità dell’Esercito Italiano denominata Granatieri di Sardegna: il 18 aprile.

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La Musica d’ordinanza del I Reggimento Granatieri di Sardegna – diretta dal Maestro Primo Maresciallo Luogotenente Domenico Morlungo – ha dunque accompagnato musicalmente la cerimonia inaugurale di riposizionamento del Mosaico del Granatiere.

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Il Sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Domenico Rossi, taglia il nastro nel corso della cerimonia di riposizionamento del mosaico

Il Sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Domenico Rossi, taglia il nastro nel corso della cerimonia di riposizionamento del mosaico “Il Granatiere” insieme al Presidente dell’Associazione Nazionale “Granatieri di Sardegna”, Generale di Corpo d’Armata nella riserva Mario Buscemi, e al Comandante della Brigata Meccanizzata “Granatieri di Sardegna”, Generale Maurizio Riccò.

“Oggi non potevo non essere qui, almeno per due motivi: primo perché da Sottosegretario alla Difesa, e quindi come esponente del Governo, ritengo che in tutte le cerimonie sia necessario far sentire la presenza delle Istituzioni; secondo perché, in passato, sono stato Comandante della Brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna e quindi, oltre al piacere di stare tra amici, sento l’orgoglio di avere contribuito all’operatività di una Brigata che ancora oggi è parte attiva di missioni nazionali (come Strade sicure)  e internazionali… Forse non tutti sanno apprezzare i valori che ci sono dietro una cerimonia come questa: cerimonie come quella odierna rappresentano un momento di grande riflessione e memoria ed è per questo che il mio plauso va al Presidente dell’Associazione Granatieri Gen. Buscemi per averla organizzata. Serve più cultura della difesa. E non dobbiamo dimenticare quel 25 aprile, quel giorno di Liberazione – che tra pochi giorni ci apprestiamo a “festeggiare” – e l’importanza del primo atto di resistenza della Divisione Granatieri contro i tedeschi l’8 settembre del 1943 a Porta San Paolo… La Resistenza, prima che fatto politico, fu soprattutto rivolta morale. Questo sentimento, tramandato di padre in figlio, costituisce un patrimonio che deve permanere nella memoria collettiva del Paese… Quindi, in un momento di crisi di valori etici e morali, una rinascita è certamente possibile per tutti (anche nei momenti di difficoltà) chiamando: A ME LE GUARDIE!”: ha dichiarato il Sottosegretario di Stato alla Difesa on. Domenico Rossi.

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L’attuale Comandante della Brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna, Generale di Brigata Maurizio Riccò, ha esaltato – al termine della cerimonia e del concerto – la figura del Granatiere che, nel solco delle tradizioni, “ha partecipato a tutte le più importanti battaglie per la costituzione dell’Unità d’Italia e fornisce, costantemente, il proprio contributo in molteplici scenari nazionali e internazionali, anche per la sicurezza dei cittadini”.

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Nel solco delle tradizioni anche il breve, ma suggestivo concerto che la Musica d’ordinanza dei Granatieri ha tenuto dinanzi ai numerosi presenti, emozionati nel riascoltare le marce della loro plurisecolare tradizione..

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tra cui la celeberrima Marcia d’ordinanza intitolata “I Pifferi”, scritta nel 1775 (pare da tale P. Napolitano) come marcia e sveglia per il 3° Reggimento Granatieri Guardie

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E l’indomani, per festeggiare degnamente il ritorno de Il Granatiere nella sua sede originaria, si sono riuniti tutti (o quasi) gli ex commilitoni che avevano fatto parte del 2° Battaglione Cengio.*****) e che ricordano con nostalgia i tempi in cui erano alloggiati nella caserma di Via Tiburtina, che non è più stata dismessa ed è attualmente sede del Reparto Comando e Supporti tattici della Brigata meccanizzata “Granatieri di Sardegna”.

Al termine della Grande Guerra i Granatieri di Sardegna furono destinati al presidio di Fiume, ma - in seguito a problemi con la minoranza croata - furono allontanati dalla città il 25 agosto 1919. Acquartieratisi a Ronchi di Monfalcone (ora Ronchi dei Legionari), sette ufficiali inviarono a Gabriele D'Annunzio la lettera da cui sarebbe poi scaturita l'Impresa di Fiume: « Sono i Granatieri di Sardegna che Vi parlano. È Fiume che per le loro bocche vi parla. Quando, nella notte del 25 agosto, i granatieri lasciarono Fiume, Voi, che pur ne sarete stato ragguagliato, non potete immaginare quale fremito di entusiasmo patriottico abbia invaso il cuore del popolo tutto di Fiume… Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti i morti per l'unità d'Italia: Fiume o morte! e manterremo, perché i granatieri hanno una fede sola e una parola sola. L'Italia non è compiuta. In un ultimo sforzo la compiremo. » Il

Al termine della Grande Guerra i Granatieri di Sardegna furono destinati al presidio di Fiume, ma – in seguito a problemi con la minoranza croata – furono allontanati dalla città il 25 agosto 1919. Acquartieratisi a Ronchi di Monfalcone (ora Ronchi dei Legionari), sette ufficiali inviarono a Gabriele D’Annunzio la lettera da cui sarebbe poi scaturita l’Impresa di Fiume: « Sono i Granatieri di Sardegna che Vi parlano. È Fiume che per le loro bocche vi parla. Quando, nella notte del 25 agosto, i granatieri lasciarono Fiume, Voi, che pur ne sarete stato ragguagliato, non potete immaginare quale fremito di entusiasmo patriottico abbia invaso il cuore del popolo tutto di Fiume… Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti i morti per l’unità d’Italia: Fiume o morte! e manterremo, perché i granatieri hanno una fede sola e una parola sola. L’Italia non è compiuta. In un ultimo sforzo la compiremo. » Il “poeta vate”, seppure fosse un Tenente in congedo dei Lancieri di Novara, volle farsi carico delle temerarie operazioni per la riconquista di Fiume (per la quale sarebbe stato insignito del grado onorifico di Generale di Brigata Aerea). Durante la fase finale dell’Impresa di Fiume volle indossare l’uniforme da Tenente colonnello dei “Granatieri di Sardegna” e onorare il Corpo coniando il motto “Di noi tremò la nostra vecchia gloria: tre secoli di fede e una vittoria.” che fu adottato con particolare entusiasmo dai Granatieri del II Reggimento (di cui il 2° Btg. Cengio raccolse l’eredità).

*) http://www.museimilitari.it/Articolo.asp?Articolo=MuseoGranatieri

**) http://www.granatieridisardegna.it/galleria_lipinsky_2.htm

***) http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/09/Storie_sesso_caserma_co_10_9707097315.shtml      http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/17/supertestimone_granatiere_buttato_dalla_finestra_co_10_9707178650.shtml  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/12/20/tutti-assolti-per-la-morte-del-granatiere.html

****) http://www.abitarearoma.net/action-occupa-la-caserma-ruffo/

*****) http://militarynewsfromitaly.com/2015/04/20/ritorno-alla-naja-per-un-giorno-raduno-del-2-battaglione-cengio/

ἑκατόμβη

Sfoghi da una vita complicata

Compianto sul Cristo morto - Beato Angelico (1436) Il dipinto, una grande tempera su tavola ricevuta in prestito dal museo di san Marco di Firenze, è esposto dal 16 aprile al 30 giugno nel museo diocesano di Torino, che si trova nella cripta del duomo, in occasione dell'Ostensione della Sindone (19 aprile - 24 giugno). L'iniziativa è stata ideata dall'associazione Sant'Anselmo-Imago Veritatis con la collaborazione di monsignor Timothy Verdon, direttore del museo del Duomo di Firenze e membro del direttivo dell'associazione, e realizzata con la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino e con il Museo Diocesano. E' possibile l'evento su Twitter all'hashtag #Angelico2015 e attraverso un'app mobile su Apple Store (per iOs) e su Google Play Market (per Android). Per informazioni e biglietti su www.museodiocesanotorino.it. Compianto sul Cristo morto – Beato Angelico (1436)
Il dipinto, una grande tempera su tavola ricevuta in prestito dal museo di san Marco di Firenze, è esposto dal 16 aprile al 30 giugno nel museo diocesano di Torino, che si trova nella cripta del duomo, in occasione dell’Ostensione della Sindone (19 aprile – 24 giugno). L’iniziativa è stata ideata dall’associazione Sant’Anselmo-Imago Veritatis con la collaborazione di monsignor Timothy Verdon, direttore del museo del Duomo di Firenze e membro del direttivo dell’associazione, e realizzata con la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino e con il Museo Diocesano. E’ possibile l’evento su Twitter all’hashtag #Angelico2015 e attraverso un’app mobile su Apple Store (per iOs) e su Google Play Market (per Android). Per informazioni e biglietti su http://www.museodiocesanotorino.it.

Naufragio nel Canale di Sicilia: tra 700 e 900 morti. A Malta la nave coi corpi. 19 aprile 2015 Naufragio nel Canale di Sicilia: tra 700 e 900 i morti, stando alle dichiarazioni di alcuni tra i ventotto superstiti . Nel porto de La Valletta (Malta) si stanno svolgendo oggi (20 aprile 2015) le operazioni di sbarco dalla nave &quot;Gregoretti&quot; (Guardia Costiera italiana) dei ventiquattro cadaveri sinora recuperati davanti alle coste libiche. Gli esami autoptici delle salme saranno eseguiti nell'ospedale &quot;Mater Dei&quot; della capitale maltese. A bordo dell'unità italiana è salito il personale medico per valutare le condizioni dei superstiti. Al termine delle operazioni, la nave &quot;Gregoretti&quot; dovrebbe ripartire per il porto di Catania. Nel capoluogo etneo, dove ieri era già stato trasferito in elicottero un superstite bengalese in gravi condizioni, è stato proclamato il lutto cittadino. Naufragio nel Canale di Sicilia: tra 700 e 900 morti. A Malta la nave coi corpi.
19 aprile 2015
Naufragio…

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NICAEA FIDELIS

Stemma del 1° reggimento "Nizza Cavalleria"

Stemma del 1° reggimento “Nizza Cavalleria”

NICAEA FIDELIS” si legge su questa svolazzante lista bifida d’oro sormontata da uno scudo – bipartito con un’aquila nera ad ali spiegate nel partito d’oro, una torre d’argento su fondo rosso e una torre su rossa su fondo d’argento nel secondo partito, un mare azzurro con flutti d’argento da cui si ergono le tre cime verdi di un monte su cui sembra aver trovato riposo un’aquila rossa nella punta incappata d’argento –  e sovrastata da una corona turrita d’oro cui sono annodati quattro nastri azzurri (scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo) che ne rappresentano le ricompense al valore. Questo è il motto del 1° Reggimento “Nizza Cavalleria.

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Come già detto in precedenza, tra il 1683 e il 1692 – durante il regno di Vittorio Amedeo II di Savoia – i primi cinque reggimenti di cavalleria dell’Armata del Regno di Sardegna furono organizzati in due reggimenti di cavalleria pesante e tre reggimenti di Dragoni: i Dragons Bleus (1689), i Dragons Verts (1690-1821) e i Dragons Jaunes. Proprio da questi ultimi cavalieri del color del sole e dello spumante di stanza ad Asti (il vero nome era Dragoni del Piemonte, il cui corpo fu istituito il 4 luglio 1690) discendono i militari di questo glorioso reggimento, attualmente inquadrato nella Brigata Alpina Taurinense.

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Nel corso dei secoli hanno cambiato nome e sede svariate volte, ma sempre si sono distinti per coraggio e lealtà. Come Dragoni di Piemonte – distaccati tra Asti, Cuneo e Torino – furono impegnati nella difesa della Savoia (1691-1695), nella Battaglia di Valenza (1696), nelle guerre di successione sui troni di Spagna (1701-1712), Polonia (1733-1735) e Austria (1742-1748) e nelle battaglie contro le truppe napoleoniche in Piemonte (1792-1796) e in Lombardia (1798-1799).

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A seguito dell’occupazione francese anch’essi furono sciolti dal giuramento di fedeltà da parte del Re Carlo Emanuele IV di Savoia e furono ricostituiti, come altri reggimenti di cavalleria, dopo la Restaurazione seguìta alla caduta del Bonaparte e al Congresso di Vienna. Come Reggimento Cavalleggeri di Piemonte (Venaria Reale, Pinerolo, Casale Monferrato, sedi varie, 1815-1832) si distinsero nella Battaglia di Grenoble, come Reggimento Cavalleria Nizza Cavalleria (Venaria Reale, Vercelli, Vigevano, Saluzzo, sedi varie, 1832-1859) combatterono valorosamente nel corso della Prima Guerra d’Indipendenza (1848-1849), contribuirono alla liberazione della Lombardia nel corso della Seconda Guerra d’indipendenza (1859-1860) sotto le insegne del Reggimento Cavalleria Corazzieri Nizza (Saluzzo, 1859-1860) e sotto quelle del Reggimento Nizza Cavalleria (Pisa, Caserta, Milano, Brescia, Saluzzo, Torino, 1860-1871) contribuirono alla conquista delle Marche, dell’Umbria e dell’Italia meridionale (1860-1861) e alla liberazione del Veneto nell’ambito della Terza Guerra d’Indipendenza (1866). In quel periodo gli eredi dei Dragons jaunes meritarono ben tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare per essersi distinti nei fatti d’arme e nei combattimenti di Goito (30 maggio 1848), Mortara (21 marzo 1849) e Novara (23 marzo 1849).

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Al termine dell’espansione del Regno di Sardegna a discapito degli altri piccoli stati sul territorio italico, dello Stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie che aveva portato alla nascita del Regno d’Italia, essi cambiarono tre volte denominazione e furono stanziati in diverse zone del Paese: tra il 1871 e il 1876 a Parma e a Napoli come 1º Reggimento Cavalleria (Nizza), tra il 1876 e il 1897 a Napoli – Santa Maria Capua Vetere – Roma – Voghera – Milano – Brescia come Reggimento Cavalleria Nizza (1º) e infine a Brescia – Padova – Milano e Savigliano come Reggimento Nizza Cavalleria (1º) tra il 1897 e il 1920. In questo lungo lasso di tempo furono impegnati nelle guerre in Eritrea (1887-88 e 1895-96) e, nell’ambito della Grande Guerra (1915-1918), si distinsero in particolar modo nelle lunghe battaglie di Monfalcone (16 giugno 1915: in ricordo di questa battaglia è stata scelta la data per la Festa del Reggimento  ) e di Vittorio Veneto. Per aver mantenuto la posizione con “bel contegno aggressivo e tenace” presso le Officine di Adria (maggio-giugno 1916) al Medagliere del Reggimento fu appuntata una quarta Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

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Nel 1920 gli fu assegnata come sede Torino e come nome quello di Reggimento Nizza Cavalleria e così fu sino al 1943: nel corso di quel ventennio i “dragoni gialli” di un tempo furono organizzati in gruppi squadroni e inviati in prima linea nella Guerra d’Etiopia (Dembeginè 15 dicembre 1935, Neghelli 20 gennaio 1936, Malca Guba 2 febbraio 1936, Salaclacà 25 dicembre 1935, Adichillè 20 febbraio 1936, Adballa 17 giugno 1936) e – inquadrati in un Gruppo celere – furono impiegati nella Guerra civile spagnola (Alpador, Aranjuez, Madrid). Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, sul Fronte Alpino Occidentale (1940), nei Balcani (1941-42), in Francia (1942-1943) e nuovamente in Africa Settentrionale: nella fase offensiva del 1942 come III Gruppo Corazzato Nizza fu assegnato alla Divisione Ariete con compiti esploranti e partecipò ai combattimenti di Bir Hacheim, Bir Harmat, Bir Aslagh, Tobruck, Sidi Omar, El Alamein, Bir el Gobi; durante la fase di ritirata del 1943 il Nizza fu inquadrato nelle Truppe della Tripolitania e del Sahara e combatté strenuamente in tunisia a Bir Soltane, Ksane Rhilane, Enfidaville e Capo Bon. Sul fronte della Guerra d’Africa i cavalieri dorati furono gli ultimi italiani ad arrendersi in Africa (11 maggio 1943). L’Armistizio di Cassibile (che di fatto ne sancì il discioglimento) fu firmato e reso pubblico mentre gran parte del Reggimento stava rientrando dalla Francia in Italia: gli uomini, stanchi per la lunga cavalcata, giunsero a Torino sperando di poter finalmente godere di un periodo di riposo, ma trovarono una brutta sorpresa: appena rientrati nella vecchia caserma di Torino, furono catturati dai tedeschi e deportati nei campi di prigionia. Migliore sorte toccò al II Squadrone Autoblindo del Nizza, che si trovava in Albania: gli uomini del capitano Medici Tornaquinci riuscirono a ricongiungersi con i superstiti della Divisione Firenze e ad aprirsi – dopo gli aspri combattimenti contro le truppe tedesche soprattutto a Kruya – un varco verso la costa per ritrovarsi con i sopravvissuti del IV Gruppo Squadroni e raggiungere, con mezzi di fortuna, il Centro Raccolta di Cavalleria ad Altesano nelle Puglie. Nel 1944, sotto il comando del capitano Predome, lo Squadrone esplorante Nizza Cavalleria (che si era nel frattempo costituito e stabilito a Cava de’ Tirreni) partecipò, insieme al IX Reparto d’assalto ai combattimenti per la liberazione di Acquasante Belvedere e di Cingoli e – inquadrato nell’Ottava Armata alleata – partecipò alla Campagna di Liberazione dell’Italia centrosettentrionale in seno al Corpo d’armata polacco comandato dal generale Anders.

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Nel 1946 questa unità militare venne ricostituita col nome di Gruppo Esplorante 1° Dragoni (1946-1950) in seno alla Divisone Fanteria Cremona. Nel 1950, per un breve periodo, venne denominato Gruppo Cavalleria Blindata Nizza e nell’anno successivo assunse il nome di 1° Reggimento Cavalleria Blindata Nizza Cavalleria fino al 1958. Divenne poi Reggimento Nizza Cavalleria (1°) e, dal 1959 al 1975, Gruppo Squadroni Nizza Cavalleria. Tra il 1975 e il 1991 la denominazione fu quella di 1° Gruppo Squadroni corazzato Nizza Cavalleria e, successivamente, fu modificata in Reggimento Nizza Cavalleria (1°). In tutto questo periodo la sede è sempre rimasta a Pinerolo (TO).

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Nel maggio del 2008, nell’ambito di un programma di revisione delle spese militari si paventò l’ipotesi di uno scioglimento di questo Reggimento di Cavalleria di linea, ma gli uomini del colonnello Luigi Greco devono aver convinto il Capo di Stato maggiore dell’Esercito dell’epoca (il generale Fabrizio Castagnetti) in occasione delle sue visite ai reparti: infatti non soltanto non si è verificato l’infausto evento temuto, ma è stato anzi dato nuovo impulso alle attività del reparto, che è alimentato da volontari e che – a seguito di un’impegnativo lavoro di “ristrutturazione” – risulta così composto: Comando di reggimento, Comando alla Sede, Reparto alla Sede, Centro Ippico Militare, Squadrone Comando e Supporto Logistico “Goito”, 1° Gruppo Squadroni, 1º Squadrone Esplorante “Mortara”, 2º Squadrone Esplorante “Monfalcone”, 3º Squadrone Esplorante “Novara”, Squadrone Blindo Pesanti.

Il Reggimento Nizza Cavalleria (1°) si è conquistato la fiducia e la simpatia dei milanesi nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure e dei libanesi durante le recenti operazioni di peacekeeping

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ed ha lasciato un ottimo ricordo di sé a Pinerolo: dal 1° luglio 2013, infatti, esso ha dovuto lasciare la caserma Litta Modignani di Pinerolo per trasferirsi presso la caserma Valentino Babini di Bellinzago Novarese (NO).

Tale trasferimento, peraltro non ben organizzato dal punto di vista logistico, scatenò all’epoca non poche polemiche soprattutto tra i pinerolesi. In particolare, ricordo con quanto fervore scrisse al riguardo il giornalista Dario Mongiello – direttore di “Voce Pinerolese” (una webtv locale) – che giunse ad accusare di gravi e incomprensibili favoritismi nei confronti degli Alpini a discapito dei Dragoni nientemeno che il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito di allora (l’attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. C.A. Claudio Graziano).

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A Pinerolo è rimasto il Museo nazionale dell’Arma di cavalleria e il centro ippico militare Caprilli con 12 cavalli, alcuni soldati del Nizza e la mascotte del reggimento, la piccola Mya, che accompagna i cavalli ai concorsi ippici.

Dal 12 dicembre 2014 il Nizza Cavalleria è comandato dal Colonnello Massimiliano Quarto. https://youtu.be/1YBoF2JdXTs

Questa è la Marcia d’ordinanza del 1° Reggimento “Nizza Cavalleria” e questo breve filmato è dedicato ai suoi valenti dragoni, figli del sole…

Fonti:

http://www.esercito.difesa.it/

Click to access Tempio%20Sacrario%20della%20Cavalleria%20-%20Cavalleria%20a%20Voghera%20-%20I%20Reggimenti%20di%20guarnigione%20a%20Voghera%20dal%201859%20al%201943.pdf

Gen. Edmondo Zavattari, “I nostri reggimenti”, in “Rivista di Cavalleria”, annate 1968-1976, su gentile concessione dell’ANAC sez. di Milano “Savoia Cavalleria”

Scuole di Applicazione d’Arma, “L’Arma di Cavalleria – Cenni storici”, 1964 2a Edizione, su gentile concessione dell’ANAC sez. di Milano “Savoia Cavalleria”
Dell’Uomo F.-Puletti R., “L’Esercito italiano verso il 2000”, vol. I, USSME, Roma, 1998
Dell’Uomo F.-Di Rosa R., “L’Esercito italiano verso il 2000”, vol. II, USSME, Roma, 2001

Renato Rizzo, Nizza Cavalleria suona l’ora dell’ultima carica in La Stampa, 20 maggio 2008

http://www.vocepinerolese.it/articoli/2013-07-13/esclusivo-vere-ragioni-del-trasferimento-del-nizza-cavalleria-3177

Antonio Giaimo, Addio ai dragoni del Nizza a Pinerolo resta solo il museo in La Stampa, 30 maggio 2013

Una voce poco fa

Nel 1782 Giovanni Paisiello​ aveva composto un’opera dal titolo “Il barbiere di Siviglia o La precauzione inutile”, che aveva ottenuto un grande successo al Teatro dell’Ermitage​ di San Pietroburgo (RU-SPE)​ ed era molto piaciuta persino all’imperatrice Caterina la Grande​. Qualche tempo dopo (Paisiello era ancora vivo), dalla medesima commedia Almaviva o sia L’inutile precauzione​ di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais (Beaumarchais)​, Cesare Sterbini​ scrisse il libretto di una delle più celebri opere di Gioachino Antonio Rossini​ (e della musica mondiale): Il barbiere di Siviglia (Almaviva o sia L’inutile precauzione)​. A dire il vero, la prima recita di quest’opera lirica in due atti – che ebbe luogo il 20 febbraio 1816 – fu subissata dai fischi nel Teatro Argentina​ di Roma (Rome, Italy)​: probabilmente tra il pubblico sedevano molti seguaci del compositore napoletano (in realtà Giovanni Paisiello era nato a Taranto, ma lo ritenevano napoletano “d’adozione”) giunti appositamente per boicottare l’opera…magari sostenuti dagli impresari del concorrente Teatro Valle di Roma​. Infatti le successive innumerevoli repliche ottennero un enorme successo e l’opera del compositore pesarese finì ben presto per oscurare la precedente versione, divenendo una delle opere liriche più rappresentate al mondo. La partitura di Gioachino Rossini (Gioacchino Rossini)​ prevedeva l’utilizzo di due flauti (anche ottavini), un oboe (due oboi solo nella Sinfonia), due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, timpani (solo nella Sinfonia), grancassa, sistri, chitarre, macchina del vento e archi. In questo collage fotografico noterete la mancanza di molti di questi strumenti, ma – soprattutto se ascolterete la registrazione audio con gli occhi chiusi – potreste non sentirne la mancanza poiché il M° Andrea Bagnolo ha trascritto personalmente la Cavatina di Rosina Una voce poco fa​ per l’organico musicale della Fanfara del III Reggimento Carabinieri Lombardia-Milano​. E di certo la meravigliosa voce del flicornino soprano di Edi Zuliani non vi farà rimpiangere né la contralto Geltrude Righetti​ Giorgi (la prima Rosina della storia) né Giuseppina Ronzi de Begnis (Giuseppina Ronzi)​, Benedetta Rosmunda Pisaroni​, Maria Malibran​, Henriette Méric-Lalande​, Adelaide Borghi-Mamo​, Adelina Patti​, Elvira de Hidalgo​, Margherita Carosio​, Gianna Pederzini​, Giulietta Simionato​, Marylin Horne​, Maria Callas​, Roberta Peters​, Gianna D’Angelo​, Teresa Berganza​, Margherita Guglielmi, Beverly Sills​, Agnes Baltsa​, Cecilia Bartoli​, Kathleen Battle​, Maria Bayo​ e Rinat Shaham​.

P.s.: Lo ammettiamo: forse qualcuno di questi paragoni è un pochino azzardato…ma è davvero molto bravo!

O mio babbino caro

Gianni Schicchi de’ Cavalcanti​, famoso in tutta Firenze (Florence, Italy)​ per il suo spirito acuto e perspicace, fu chiamato in gran fretta dai parenti di un ricco mercante appena spirato affinché escogitasse un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto – tal Buoso Donati – aveva infatti lasciato in eredità i pro­prii beni al vicino convento di frati, senza disporre alcunché in favore dei suoi parenti. Inizialmente egli, uomo appartenente alla “gente nova”, rifiutò di aiutarli a causa del loro atteggiamento sprezzante tipico dell’aristocrazia fiorentina del Duecento. Le insistenti preghiere della figlia Lauretta, innamorata del giovane nipote del defunto, lo convinsero a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano: dato che nessuno era ancora a conoscenza della dipartita del Donati, ordinò che il cadavere fosse trasportato nella stanza attigua in modo da potersi egli stesso infilare sotto le coltri e, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà del ricco mercante. I parenti del defunto, rassicurati anche dalle dichiarazioni di dello Schicchi riguardo alla sua intenzione di rispettare i desideri di ciascuno e di tenere da conto la legge, che condannava all’esilio e al taglio della mano non solo chi si fosse sostituito ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici. Dinanzi al notaio, dunque, egli declinò – imitando la voce di Buoso Donati – le ultime volontà e…dichiarò di lasciare i beni più preziosi (la «migliore mula di Toscana​», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa) al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi»! I parenti del defunto, com’è facilmente immaginabile, esplosero in urla furibonde che, prontamente, il finto Buoso mise a tacere canterellando «Addio Firenze, addio cielo divino: io ti saluto con questo moncherino e vo’ randagio come un Ghibellino.». Gianni Schicchi li cacciò dunque dalla casa, appena divenuta di sua esclusiva proprietà, e si compiacque della propria astuzia, contemplando sorridente il tenero abbraccio tra sua figlia Lauretta e il giovane Rinuccio Donati affacciati dal balcone con vista su una delle più belle città del mondo.
E’ questa la trama dell’opera in un solo atto composta da Giacomo Puccini​ su libretto di Giovacchino Forzano​ basato su un episodio della Divina Commedia (A Divina Comédia)​ di Dante Alighieri​ (Canto XXX dell’ Inferno​, vv. 22-48). La prima assoluta dell’opera Gianni Schicchi​ ebbe luogo il 14 dicembre 1918 al The Metropolitan Opera​ di New York City​. Lauretta aveva la voce di della soprano Florence Easton​, cui seguirono quelle dell’immortale Maria Callas​, di Grace Moore​, delle italiane Licia Albanese​ Renata Scotto​, di Roberta Peters​ ed Eileen Farrell​ e – in tempi più recenti – di Teresa Stratas​ e Mirusia Louwerse (Mirusia)​.
«O mio babbino caro/Mi piace è bello, bello;/Vo’ andare in Porta Rossa/a comperar l’anello!/Sì, sì, ci voglio andare!/E se l’amassi indarno,/andrei sul Ponte Vecchio,/ma per buttarmi in Arno!/Mi struggo e mi tormento!/O Dio, vorrei morir!/Babbo, pietà, pietà!…/Babbo, pietà, pietà!» sono le parole della romanza di Lauretta, che è probabilmente il brano più famoso di quest’opera pucciniana. La partitura originaria di Puccini prevedeva l’utilizzo di un ottavino, due flauti, due oboi, un corno inglese, due clarinetti, un clarinetto basso, due fagotti, quattro corni, tre trombe, tre tromboni, un trombone basso, timpani, tamburo, triangolo piatti, grancassa, celesta, campana grave, arpa e archi. Possiamo soltanto immaginare il grande lavoro di “sartoria” che ha dovuto affrontare il M° Andrea Bagnolo per cucire questo brano appositamente per l’organico musicale di cui attualmente dispone: la Fanfara del III Reggimento Carabinieri Lombardia-Milano​, cui va il nostro plauso per averla in tal guisa proposta ai numerosi spettatori presenti al Teatro Carcano – the official profile​ in occasione del concerto organizzato dal Nucleo Volontari e Protezione Civile A.N.C. Milano​ per il 129° anniversario della sezione dell’AssociazioneNazionaleCarabinieri​ di Milano (Milan, Italy)​ intitolata al V.B. Giuseppe Ugolini, M.O.V.M.M. La voce, dolcissima, è quella della brava soprano Danae Rikos, del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia.

“Arma di Cavalleria : uno stile di vita. Oltre tre secoli di storia, di gloria e di fedeltà ai più alti valori.”

Il Capitano Paolo Mezzanotte, comandante del Gruppo Squadroni dell'8° Reggimento "Lancieri di Montebello" al XLIII raduno nazionale dell'Arma di Cavalleria che si svolse a Torino dal 20 al 22 maggio 2011.

Il Capitano Paolo Mezzanotte, comandante del Gruppo Squadroni dell’8° Reggimento “Lancieri di Montebello” al XLIII raduno nazionale dell’Arma di Cavalleria che si svolse a Torino dal 20 al 22 maggio 2011.

La Cavalleria dell’ Esercito Italiano​ trae origine dalla cavalleria sabauda e, in particolare, dai suoi primi reggimenti di “Dragoni”. Nel Ducato di Savoia (Duchy of Savoy)​ – seppure sembra che, sin dal 1661 esistessero due reggimenti di guardie reali a cavallo a difesa del sovrano e della sua consorte – la nascita di questa specialità risale al 1683, anno in cui venne creato il primo reggimento col nome di “Dragoni di Sua Altezza Reale”, detti anche “Dragons Bleus” a motivo del colore della loro uniforme. Prima della fine del secolo furono istituiti i reggimenti dei “Dragoni del Genevois” (Dragons Verts, 1689, uniforme di colore verde) e dei “Dragoni di Piemonte” * (Dragons Jaunes *, 1690, uniforme di colore giallo). A questi si aggiunsero, tra gli anni venti e trenta del Settecento, i reggimenti denominati “Dragoni di Sardegna” (stanziati nell’omonima isola) e “Dragoni della Regina” creato durante la Guerra di successione polacca (War of the Polish Succession)​ con i cavalieri della disciolta “Compagnia Usseri​”). La cavalleria dell’ Armata Sarda fu molto apprezzata nel mondo per il valore in combattimento, soprattutto dopo essersi distinta nel corso della Guerra di successione spagnola (War of the Spanish Succession)​. La forza media disponibile – in tempo di pace – raggiungeva il numero di duemilaquattrocentoventi (2.420) cavalieri, che poteva essere raddoppiato in periodo di guerra. La cavalleria sarda includeva ben tre reparti di Guardie del Corpo al servizio del sovrano (per un totale di centoventi uomini in tempo di pace e duecentosessanta in tempo di guerra) e sei reggimenti regolari. Ogni reggimento era composto da uno Stato Maggiore, un numero di Squadroni attivi variabile da quattro a sei e uno Squadrone di deposito. Ogni squadrone era costituito da cinque ufficiali, sei sottufficiali, due trombettieri, due maniscalchi, un sellaio, centotrenta soldati e cento cavalli. Dopo quasi un secolo di mutamenti negli organici militari esistevano, nel 1774, quattro reggimenti di Dragoni e quattro di Cavalleggeri, poi prosciolti dal giuramento di fedeltà da re Carlo Emanuele IV di Savoia​ il 9 dicembre 1798, a seguito dell’occupazione francese del Piemonte (soltanto i “Dragoni di Sardegna”, reggimento di stanza sull’omonima isola non venne disciolto). In seguito alla Restaurazione francese (Restauración borbónica en Francia)​ ebbe inizio, sin dal maggio 1814, un processo di ricostituzione dei reggimenti di cavalleria, che culminò – nel periodo compreso tra la Prima guerra d’indipendenza​ e la Seconda guerra d’indipendenza​ – il 19 marzo 1852 nella seguente disposizione: 4 reggimenti di cavalleria di linea (Nizza, Piemonte reale, Savoia, Genova), 1 Squadrone Guide, 5 reggimenti di cavalleggeri (Novara, Aosta, Saluzzo, Monferrato, Alessandria).
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Dopo le annessioni degli Stati preunitari al neonato Regno d’Italia​ e fino alla guerra 1915-18 (Prima Mondiale) l’aumento della forza a disposizione della Cavalleria del Regio Esercito​ proseguì sino a raggiungere il numero massimo di trenta Unità al termine del conflitto. L’Arma di Cavalleria del Regio Esercito comprendeva, alla vigilia della Grande Guerra, tredici reggimenti di cavalleria, un gruppo di squadroni carri leggeri e cinque squadroni palafrenieri: 1° Rgt Nizza Cavalleria, 2° Rgt Piemonte Cavalleria, 3° Rgt Savoia Cavalleria, 4° Rgt Genova Cavalleria, 5° Rgt Lancieri di Novara, 6° Rgt Lancieri di Aosta, 7° Rgt Lancieri di Milano, 8° Rgt Lancieri di Montebello, 9° Rgt Lancieri di Firenze, 10° Rgt Lancieri di Vittorio Emanuele II, 12° Rgt Cavalleggeri di Saluzzo, 13° Rgt Cavalleggeri di Monferrato, 14° Rgt Cavalleggeri di Alessandria, 15° Rgt Cavalleggeri di Lodi, 16° Rgt Cavalleggeri di Lucca, 19° Rgt Cavalleggeri Guide, 30° Rgt Cavalleggeri di Palermo, Cavalleggeri di Sardegna e Gruppo Carri Veloci. Ciascun reggimento era costituito da un comando e da un numero variabile di squadroni e deteneva un deposito territoriale.
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Durante la Prima guerra mondiale gli Squadroni di Cavalleria furono messi a dura prova e i suoi eroi combatterono strenuamente sino all’estremo sacrificio non solo a cavallo, ma anche a piedi, nelle trincee e fra i reticolati (prove di inenarrabile valore furono offerte, in particolare, nel corso dei combattimenti di Pozzuolo del Friuli​), in occasione dei quali si rese protagonista la II Brigata di Cavalleria bloccando l’avanzata nemica verso il Fiume Piave​).
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Gli ordinamenti di pace ridussero i reggimenti di cavalleria dapprima a sedici (1919) e poi a dodici (1920), numero che rimase fissato anche nel successivo ordinamento del 1926, ma ben presto essi subirono forti riduzioni finché, nel 1930, furono inseriti negli organici delle Divisioni Celeri. L’inserimento, poi, dell’elemento meccanico in sostituzione del cavallo portò alla formazione, nel 1934, dei primi Gruppi Carri Veloci presso le “Guide”.

Nel giugno 1940 – per affrontare la Seconda guerra mondiale – le Divisioni Celeri sono tre: in seno a queste i reggimenti di cavalleria vengono aumentati a tredici e poi a sedici: anche in quel drammatico periodo della nostra storia, l’Arma di Cavalleria italiana diede prova di grande valore soprattutto in Russia​, nella Penisola balcanica​ e a Roma​ (8 settembre 1943).

Cavalleria italiana nella steppa russa

Cavalleria italiana nella steppa russa

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L’ Armistizio 8 settembre 1943​ provoca il discioglimento e la dispersione di tutti i reggimenti di cavalleria italiani, ma nella Guerra di liberazione italiana​ operarono alcuni reparti di salmerie e uno squadrone di cavalleria, inquadrato nel IX Reparto d’assalto del Gruppo di Combattimento “Legnano” (http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppi_di_Combattimento#Gruppo_di_Combattimento_.22Legnano.22). All’interno dell’ Esercito della Repubblica Italiana​, “nata” il 2 giugno 1946, furono ricostituiti alcuni “Gruppi Esploranti” poi trasformati in Reggimenti di Cavalleria Blindata, che soltanto il 4 novembre 1958 avrebbero ripreso le antiche denominazioni. All’Arma di cavalleria​, con decreto del 23 marzo 1982, è stata concessa la Bandiera di guerra (War flag)​, il cui vessillo è affidato in custodia alla Scuola di Cavalleria Lecce​. Il Decreto Ministeriale del 1° giugno 1999 ha ridisegnato l’Arma di Cavalleria, inserendo nelle sue fila sia l’ Aviazione dell’Esercito​ che la Fanteria Carristi​, che hanno rispettivamente assunto la denominazione di Cavalleria dell’Aria​ e di “Specialità Carristi dell’Arma di Cavalleria”, mentre i reparti già appartenenti all’Arma di Cavalleria sono stati definiti reparti di “Cavalleria di Linea”. La Legge n° 276 del 2 agosto 1999 ha assegnato a tutti i suddetti reggimenti di cavalleria uno Stendardo, in sostituzione della predetta Bandiera di Guerra. Il 3 novembre 2003 la sopracitata “Cavalleria dell’Aria” è confluita nell’Aviazione dell’Esercito, riconosciuta nuovamente come specialità di Forza Armata. Attualmente i reggimenti della Cavalleria di Linea compongono la Brigata di Cavalleria e sono inseriti nell’organico di quasi tutte le Brigate operative. Ciascun reggimento di cavalleria – indipendentemente dalla Brigata in cui si trovi inserito – è costituito in un Comando e in uno Squadrone Comando e Supporto: dal Comando di Reggimento dipende un Gruppo Squadroni, costituito da quattro Squadroni Blindati dotati di Blindo “Centauro”, “Puma” a quattro e a sei ruote, e VTLM “Lince”.

Autoblindo cacciacarri "Centauro" prodotto dal Consorzio Iveco - Fiat - Oto Melara

Autoblindo cacciacarri “Centauro” prodotto dal Consorzio Iveco – Fiat – Oto Melara

Veicolo blindato leggero per trasporto truppe PUMA 4X4 AFV prodotto dal Consorzio Iveco Fiat - Oto Melara.

Veicolo blindato leggero per trasporto truppe PUMA 4X4 AFV prodotto dal Consorzio Iveco Fiat – Oto Melara.

Veicolo blindato leggero per trasporto truppe PUMA 6x6 prodotto dal Consorzio Iveco Fiat - Oto Melara.

Veicolo blindato leggero per trasporto truppe PUMA 6×6 prodotto dal Consorzio Iveco Fiat – Oto Melara.

​Il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTLM) "Lince" è un mezzo blindato leggero di nuova generazione prodotto dalla Iveco Defence Vehicles di Bolzano.

​Il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTLM) “Lince” è un mezzo blindato leggero di nuova generazione prodotto dalla Iveco Defence Vehicles di Bolzano.

Tali reggimenti sono – ad oggi – otto e i loro Stendardi risultano decorati, complessivamente, di cinque Medaglie d’Oro, nove Medaglie d’Argento, sedici Medaglie di Bronzo ed una Croce di Guerra al Valor Militare, una Medaglia d’Argento e quattro di Bronzo al Valore dell’Esercito, una Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito e una d’Argento al Valor Civile. Essi sono: 1° Reggimento “Nizza Cavalleria”, 2° Reggimento “Piemonte Cavalleria”, 3° Reggimento “Savoia Cavalleria”, il 4° Reggimento “Genova Cavalleria”, il 5° Reggimento “Lancieri di Novara”, il 6° Reggimento “Lancieri di Aosta”, l’ 8° Reggimento “Lancieri di Montebello” e il 19° Reggimento “Cavalleggeri Guide”. La Festa dell’Arma di Cavalleria, per qualche tempo fissata al 30 ottobre in ricordo della già citata Battaglia di Pozzuolo del Friuli del 1917, si celebra il 23 aprile (in coincidenza con la festa di San Giorgio, patrono della stessa).

San Giorgio (Cappadocia, 275-285 circa – Nicomedia, 23 aprile 303) uccide il drago, Piccolo Eremo delle Querce

San Giorgio (Cappadocia, 275-285 circa – Nicomedia, 23 aprile 303) uccide il drago, Piccolo Eremo delle Querce

L’inno dell’Arma di Cavalleria (che comprende anche il 4º Reggimento carabinieri a cavallo​, appartenente all’Arma dei Carabinieri​, quarta forza armata soltanto dal 2000 e precedente facente parte dell’Esercito) è “Prinz Eugen Marsch” composta nel 1800 da Andreas von Leonhardt in onore del Principe Eugenio​ e ispirata alla canzone popolare in lingua tedesca Prinz Eugen Lied (1719) *). La recente scoperta di un manoscritto conservato nella Wiener Stadtbibliothek (Biblioteca Comunale di Vienna) avrebbe, in realtà, rivelato l’esistenza di una versione composta nel 1710 da Gustav Fischer​ *). Ne esiste anche una versione più “moderna” – e, probabilmente, più bella – composta da Josef Strauss col titolo di “Prinz Eugen-Marsch”, Op. 186 ***). Essa è dedicata a Eugenio di Savoia​ (Parigi, 18 ottobre 1663 – Vienna, 21 aprile 1736), rampollo della famiglia dei Savoia-Soissons​ (ramo dei Savoia-Carignano) che militò sin da giovanissimo al servizio del Casato Asburgo/Este​ ed intraprese la carriera militare nell’Esercito austro-ungarico​ del Sacro Romano Impero​, divenendone ben presto comandante. Egli è da molti considerato l’ultimo, in ordine cronologico, dei capitani di ventura, ma in realtà fu molto di più: si rivelò, infatti, anche un abile riformatore dell’esercito austriaco e vero precursore della guerra “moderna”. Fu indubbiamente uno dei migliori strateghi del suo tempo: con le sue vittorie e la sua opera di politico assicurò, infatti, agli Asburgo e all’ Austria​ la possibilità di imporsi nella penisola italica (l’Italia sarebbe “nata” poco meno di un paio di secoli dopo) e nell’ Europa centrale (Central Europe)​ ed Europa orientale (Eastern Europe)​. Conosciuto anche come il “Gran Capitano”, il “Marte senza Venere” (perché scelse di servire la Cavalleria senza mai sposarsi), “der edle Ritter” (il nobile cavaliere) e “roi des hônnetes gens” (il sovrano della gente onesta), il Principe Eugenio fu insignito anche dell’ Ordine del Toson d’oro​ da Carlo II di Spagna (Charles II of Spain)​ e combatté la sua ultima battaglia a 72 anni.

Eugenio di Savoia durante la battaglia di Belgrado 1717 - Johann Gottfried Auerbach

Eugenio di Savoia durante la battaglia di Belgrado 1717 – Johann Gottfried Auerbach

Durante la mia navigazione nel mare del web ho trovato tre interessanti incisioni – di cui una cantata – precedenti alla Grande Guerra. ****)

Gli organici musicali militari italiani – a quanto ne so – eseguono l’arrangiamento per banda scritto da Amleto Lacerenza (primo Maestro Direttore – in ordine cronologico – della Banda Musicale dell’Esercito, ricoprì tale prestigioso incarico dal 1964 al 1972). Vi propongo l’ascolto di una versione incisa su vinile dalla Banda Musicale della Guardia di Finanza

e le versioni dal vivo dalla Fanfara della Brigata Alpina “Tridentina” http://youtu.be/B0zccgGtyrk e dalla Fanfara della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” http://youtu.be/FPMMrcs0KlY, della Fanfara Alpina Tridentina in congedo http://youtu.be/aDx5Tt5zSKY e della Fanfara dei Congedati della Brigata Alpina “Cadore” http://youtu.be/6ynC4eathcM. Per ultime, ma soltanto perché i filmati sono stati realizzati per Alamari Musicali vi propongo tre esecuzioni della Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo nel 2013 http://youtu.be/4zHaRaB-vs4, nel 2014 http://youtu.be/i1gSeh7JA7A e nel 2015 http://youtu.be/W37ZuRJjniM.

 

*) http://youtu.be/aYWBnTqoYvU

**) http://youtu.be/tC7U1Zrs-SE

***) http://youtu.be/5-JEp3pKYrk

****) http://youtu.be/7yX1trRjJFI

Stella

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Il brano Stella by Starlight fu scritto dal compositore, direttore d’orchestra e musicista statunitense Victor Young (1900-1956) come parte della colonna sonora del film The Uninvited di Lewis Allen, probabilmente il primo ad affrontare seriamente il genere “casa infestata dai fantasmi”, realizzato nel 1944 per la Paramount Pictures. Il tema della colonna sonora del film era stato previsto nella sola versione strumentale, ma nel 1946 venne chiesto di scriverne il testo a Ned Washington, che inserì – in modo assolutamente originale – la frase che compone il titolo nel corpo del testo (se non erro nella terza strofa) anziché nella prima o nell’ultima parte come solitamente facevano i parolieri dell’epoca. Nel film il tema musicale ricorre spesso, ma il titolo del brano si rifà essenzialmente alla frase che Rick (il protagonista maschile interpretato da Ray Milland) rivolge a Stella (Gail Russell) dedicandole una serenata: To Stella by Starlight! Il brano, indubbiamente “d’atmosfera”, è stato utilizzato – sia nella versione strumentale sia in quella cantata – nelle colonne sonore di altre pellicole cinematografiche, anche recenti:  si ricordano Jerry Lewis che la dedica alla coprotagonista Stella Stevens nel film The Nutty professor (Le folli notti del dottor Jerryll) del 1963, Ray Charles che la interpreta nel film Casino del 1995 con Robert De Niro e Sharon Stone e una moderna versione del cantante di flamenco spagnolo Enrique Morente nel film del 2007 Bajo las estrellas, di Félix Viscarret.

Sta di fatto che Stella by Starlight sia uno dei classici del jazz maggiormente eseguito dai più grandi interpreti di questo affascinante genere musicale: risulta infatti alla posizione numero 10 nel sito specializzato http://www.jazzstandards.com. I primi a inciderlo furono Harry James e la sua orchestra nel maggio del 1947 e, nella versione cantata, nel successivo mese di luglio Frank Sinatra accompagnato da Axel Stordhal e la sua orchestra. Nel gennaio del 1952 Charlie Parker ne registrò la prima versione col sax alto e – alla fine dello stesso anno – Stan Getz ne realizzò la prima col sax tenore. cui seguirono la versione per piano scritta da Bud Powell e la rielaborazione e trascrizione per la “big band” di Stan Kenton.

D’altro canto non si possono dimenticare la versione strumentale di Nat King Cole, che la inserì nel suo album The Piano style del 1955, né quelle di Miles Davis, Earl Grant, Joe Pass, Royce Campbell e Dexter Gordon o le versioni cantate di Billy Eckstine, Dick Haymes, Ray Charles, Anita O’Day, Helen Reddy, Tony Bennett ed Ella Fitzgerald…e – credetemi – ne ho certamente tralasciate a iosa.

Il 5 giugno (sarà un caso, ma ogni 5 giugno si festeggia la Festa dell’Arma dei Carabinieri) del 1964 – durante lo spettacolo di varietà Texaco Star Parade condotto da Meredith Willson e trasmesso sul canale CBS – si esibì in questo brano un attore e tenore di chiare origini italiane: Sergio Franchi ottenne un tale successo che il grande Robert Meredith Willson lo presentò tenendo in mano l’incisione originale della colonna sonora composta da Victor Young. Egli poi l’inserì nell’album Live at The Coconut Grove (RCA Victor, 1965) e l’interpretò nuovamente in occasione dello spettacolo della CBS The Ed Sullivan Show.

Nell’ambito delle celebrazioni e dei festeggiamenti per il duecentesimo anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, in occasione del bicentenario della nascita di Adolphe Sax, la Fanfara del III Battaglione Carabinieri “Lombardia” è stata inserita tra le orchestre e i gruppi jazz che si esibiscono sui palchi del Moncalieri Jazz Festival 2014. Il Maresciallo M° Andrea Bagnolo ha pensato bene di inserirla nel programma del loro concerto e ne ha elaborato e trascritto una versione apposta per l’organico musicale a sua disposizione: questo è il risultato http://youtu.be/RhY6E2GyqMY che, probabilmente, non passerà alla storia (non poniamo però limiti alla Provvidenza!) ma che a me è piaciuto molto e – come risulta evidente – ha raggiunto i cuori di tutti i numerosi presenti nella Piazza d’Armi del Castello di Moncalieri, attualmente sede del I Battaglione Carabinieri “Piemonte” che ringrazio per la cortese e fattiva collaborazione.

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