O mio babbino caro

Gianni Schicchi de’ Cavalcanti​, famoso in tutta Firenze (Florence, Italy)​ per il suo spirito acuto e perspicace, fu chiamato in gran fretta dai parenti di un ricco mercante appena spirato affinché escogitasse un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto – tal Buoso Donati – aveva infatti lasciato in eredità i pro­prii beni al vicino convento di frati, senza disporre alcunché in favore dei suoi parenti. Inizialmente egli, uomo appartenente alla “gente nova”, rifiutò di aiutarli a causa del loro atteggiamento sprezzante tipico dell’aristocrazia fiorentina del Duecento. Le insistenti preghiere della figlia Lauretta, innamorata del giovane nipote del defunto, lo convinsero a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano: dato che nessuno era ancora a conoscenza della dipartita del Donati, ordinò che il cadavere fosse trasportato nella stanza attigua in modo da potersi egli stesso infilare sotto le coltri e, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà del ricco mercante. I parenti del defunto, rassicurati anche dalle dichiarazioni di dello Schicchi riguardo alla sua intenzione di rispettare i desideri di ciascuno e di tenere da conto la legge, che condannava all’esilio e al taglio della mano non solo chi si fosse sostituito ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici. Dinanzi al notaio, dunque, egli declinò – imitando la voce di Buoso Donati – le ultime volontà e…dichiarò di lasciare i beni più preziosi (la «migliore mula di Toscana​», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa) al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi»! I parenti del defunto, com’è facilmente immaginabile, esplosero in urla furibonde che, prontamente, il finto Buoso mise a tacere canterellando «Addio Firenze, addio cielo divino: io ti saluto con questo moncherino e vo’ randagio come un Ghibellino.». Gianni Schicchi li cacciò dunque dalla casa, appena divenuta di sua esclusiva proprietà, e si compiacque della propria astuzia, contemplando sorridente il tenero abbraccio tra sua figlia Lauretta e il giovane Rinuccio Donati affacciati dal balcone con vista su una delle più belle città del mondo.
E’ questa la trama dell’opera in un solo atto composta da Giacomo Puccini​ su libretto di Giovacchino Forzano​ basato su un episodio della Divina Commedia (A Divina Comédia)​ di Dante Alighieri​ (Canto XXX dell’ Inferno​, vv. 22-48). La prima assoluta dell’opera Gianni Schicchi​ ebbe luogo il 14 dicembre 1918 al The Metropolitan Opera​ di New York City​. Lauretta aveva la voce di della soprano Florence Easton​, cui seguirono quelle dell’immortale Maria Callas​, di Grace Moore​, delle italiane Licia Albanese​ Renata Scotto​, di Roberta Peters​ ed Eileen Farrell​ e – in tempi più recenti – di Teresa Stratas​ e Mirusia Louwerse (Mirusia)​.
«O mio babbino caro/Mi piace è bello, bello;/Vo’ andare in Porta Rossa/a comperar l’anello!/Sì, sì, ci voglio andare!/E se l’amassi indarno,/andrei sul Ponte Vecchio,/ma per buttarmi in Arno!/Mi struggo e mi tormento!/O Dio, vorrei morir!/Babbo, pietà, pietà!…/Babbo, pietà, pietà!» sono le parole della romanza di Lauretta, che è probabilmente il brano più famoso di quest’opera pucciniana. La partitura originaria di Puccini prevedeva l’utilizzo di un ottavino, due flauti, due oboi, un corno inglese, due clarinetti, un clarinetto basso, due fagotti, quattro corni, tre trombe, tre tromboni, un trombone basso, timpani, tamburo, triangolo piatti, grancassa, celesta, campana grave, arpa e archi. Possiamo soltanto immaginare il grande lavoro di “sartoria” che ha dovuto affrontare il M° Andrea Bagnolo per cucire questo brano appositamente per l’organico musicale di cui attualmente dispone: la Fanfara del III Reggimento Carabinieri Lombardia-Milano​, cui va il nostro plauso per averla in tal guisa proposta ai numerosi spettatori presenti al Teatro Carcano – the official profile​ in occasione del concerto organizzato dal Nucleo Volontari e Protezione Civile A.N.C. Milano​ per il 129° anniversario della sezione dell’AssociazioneNazionaleCarabinieri​ di Milano (Milan, Italy)​ intitolata al V.B. Giuseppe Ugolini, M.O.V.M.M. La voce, dolcissima, è quella della brava soprano Danae Rikos, del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia.

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