Jacopo da Varagine (sec. XIII), nella “Legenda Aurea”, narra che San Cristoforo era un giovane gigante cananeo dotato di grande forza e di un cuore puro che si era proposto di servire il re più potente del mondo. Giunto alla corte di un re che si riteneva invincibile, si mise al suo servizio, ma un giorno si accorse che il re, mentre ascoltava un menestrello che cantava una canzone che parlava del diavolo, si faceva il segno della croce. Gli chiese come mai e il re gli rispose che aveva paura del diavolo e che, ogni volta che lo sentiva nominare, si faceva il segno della croce per cercare protezione. Il gigante si mise allora alla ricerca del diavolo e, avendolo trovato, si mise a servirlo e a seguirlo finché un giorno, passando per una via dove c’era una croce, il diavolo cambiò strada. Reprobo (questo era il suo nome prima della conversione alla fede cristiana) gli chiese per quale motivo l’avesse fatto e il diavolo fu costretto ad ammettere che lo faceva poiché era spaventato dalla potenza di Gesù Cristo che era morto crocifisso, ma risorgendo aveva sconfitto la morte. Pertanto Reprobo si mise alla ricerca di Gesù Cristo. Un eremita gli suggerì di costruirsi una capanna vicino ad un fiume dalle acque pericolose e di aiutare, usando a fin di bene la sua forza e la sua statura gigantesca, i viandanti ad attraversarlo: il Cristo ne sarebbe stato felice e, forse, un giorno si sarebbe manifestato a lui. Un giorno, il gigante buono udì una voce infantile che gli chiedeva aiuto: era un bambino che desiderava passare sull’altra riva. Il gigante se lo caricò sulle spalle e cominciò ad attraversare le acque tumultuose, ma più si inoltrava nel fiume, più il peso di quell’esile fanciullo aumentava, tanto che solo con molta fatica il gigante riuscì a raggiungere la riva opposta. Lì il bambino rivelò la propria identità: era Gesù e il peso che il gigante aveva sostenuto era quello del mondo intero, salvato dal sangue di Cristo. Dopo aver ricevuto il battesimo, Cristoforo si recò in Licia a predicare e qui subì il martirio. Come questa leggenda sia sorta è ancora oggi un problema insoluto. Si sono formulate alcune ipotesi: alcuni ritengono che il nome Cristoforo (= portatore di Cristo) abbia potuto suggerire la leggenda e altri suppongono che l’iconografia (Cristoforo con Gesù sulle spalle) sia anteriore alla narrazione di Jacopo da Varagine, per cui la rappresentazione iconografica avrebbe ispirato il motivo leggendario. Nel Medioevo, Cristoforo era venerato come protettore dei viandanti e dei pellegrini. In tempi più moderni, gli è stata affidata la protezione dei viaggiatori, dei motoristi, dei ferrovieri, dei tranvieri e degli automobilisti. Egli è stato scelto quale Santo Patrono dell’Arma “Trasporti e Materiali” dell’Esercito Italiano – che ne celebra la memoria tra l’8 e il 9 Maggio come la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Cattolica di rito orientale – anche perché rappresenta la sicurezza, lo spirito di sacrificio e l’impegno silenzioso degli Autieri nel condurre a termine la propria missione, superando le asperità quotidiane, sia in Madrepatria che nei cosiddetti teatri operativi all’estero.
A San Cristoforo è dedicato l’Inno, scritto da Don Michele Faustino Loda (testo) e composto da Domenico Guida (musica), che la Grd Sc. Sonia Mammone, il Coro della Scuola “Trasporti e Materiali” e la Banda musicale dell’Arma “Trasporti e Materiali” dell’Esercito Italiano, diretti dal Maestro Mar. Ord. Domenico Guida, hanno eseguito al termine della Santa Messa celebrata dal Vicario Generale dell’Ordinariato Militare per l’Italia (Mons. Sergio Siddi) nella Chiesa di Santa Caterina in Magnanapoli (rione Monti) unitamente al Cappellano della cittadella militare della Cecchignola (Don Salvatore Nicotra, Decano dei Cappellani militari della zona pastorale X), al Cappellano del Comando Trasporti e Materiali (Don Biagio Falco), al Vicario episcopale dell’Esercito (Don Gianfranco Pilotto) e a Padre Michele Motta, Cappellano emerito della Scuola Trasporti e Materiali.
Oltre a numerosi militari cosiddetti “di truppa”, hanno partecipato alla cerimonia – accompagnata dai canti religiosi composti da Mons. Marco Frisina e da Jean-Paul Lécot oltre alla sempre emozionante DOLCE SENTIRE, scritta da Padre Jean-Marie Benjamin e composta da Riz Ortolani per la colonna sonora del film FRATELLO SOLE, SORELLA LUNA di Franco Zeffirelli – il Capo dell’Arma Trasporti e Materiali (Ten. Gen. Sergio Santamaria), il Vice Segretario Generale della Difesa (Gen. C.A. Mauro D’Ubaldi), il Direttore dell’Ufficio Centrale del Bilancio e degli Affari Finanziari (Ten. Gen. Stefano Rega), il Comandante TRA.MAT. (Magg. Gen. Tommaso Petroni), il Capo del IV Reparto Logistico dello Stato Maggiore dell’Esercito (Magg. Gen. Giovanni Di Blasi), il Capo di Stato Maggiore del Comando Logistico (Gen. Div. Roberto Angius) e altre Autorità militari e civili.
Erano naturalmente presenti il Medagliere nazionale e il Labaro della sezione di Roma dell’Associazione Nazionale Autieri d’Italia e una rappresentanza d’alto rango della stessa composta dal 1° Lgt Giuseppe Carvelli, i Brig. Gen. Onofrio Garzone e Stefano Antonicelli, il Magg- Gen. Pietro Barbera (Vicepresidente nazionale) e il Ten. Gen. Gerardo Vincenzo Restaino (Presidente nazionale), che ha ringraziato per l’invito a partecipare alla celebrazione di questa “funzione che unisce preghiera, memoria e senso del dovere e che ci ricorda la responsabilità di accompagnare e proteggere il prossimo”, ha ricordato con gratitudine gli Autieri Caduti e ha invitato tutti a rinnovare l’impegno a servire la Comunità con umiltà, solidarietà e professionalità “caratteristiche peculiari degli Autieri, sempre scevre da personalismi”. Sua Eccellenza Mons. Siddi ha voluto raccontare, nella omelia, il rapporto speciale che ha sempre avuto con gli autisti assegnati al suo servizio.
Il Tenente Generale Sergio Santamaria, invece, ha voluto sottolineare – nella sua allocuzione finale – l’importanza e l’elevato valore simbolico che la celebrazione in onore di San Cristoforo ha per le donne e per gli uomini che prestano servizio nell’Arma dei Trasporti e Materiali poiché ricorda le difficoltà che il Santo ha affrontato nel periodo della sua conversione alla fede cristiana concretizzatasi con il trasporto del Cristo bambino tra le due sponde del fiume e ha evidenziato che a queste possono essere in qualche modo assimilate le difficoltà che gli Autieri affrontano quotidianamente nell’assicurare il sostegno alla Forza Armata in Madrepatria e all’estero, operando sempre con coscienza, passione e senso del dovere.