Oh Signore, dal tetto natìo

 

…di sùbita dolcezza mi percuote su, di verso l’altare, un suon di banda. Dalle trombe di guerra uscìan le note come di voce che si raccomanda, d’una gente che gema in duri stenti e de’ perduti beni si rammenti. Era un coro del Verdi: il coro a Dio, là de’ Lombardi miseri assetati Quello: O Signore, dal tetto natio, che tanti petti ha scossi e inebriati… * http://youtu.be/bHLQG2F3rmE

<<Oh Signore, dal tetto natìo, ci chiamasti con santa promessa: noi siam corsi all’invito di un pio ** giubilando per l’aspro sentier, ma la fronte avvilita e dimessa hanno i servi già baldi e valenti… Deh! Non far che ludibrio alle genti siano, Cristo, i tuoi figli guerrieri! Oh fresche aure, volanti sui vaghi ruscelletti dei prati lombardi! Fonti eterne! Purissimi laghi! Oh vigneti indorati di sole! Dono infausto: crudele è la mente che vi pinge sì veri agli sguardi ed al labbro più dura e cocente fa la sabbia di un arido suol!>>: ecco uno dei tre cori realmente patriottici che Giuseppe Verdi compose nella consapevolezza di scrivere inni alla libertà ***. Esso si riferisce a una patria unica – per storia, per costumi e per tradizioni – chiamata “Italia”. http://youtu.be/5T7YBMGQ2EU Il canto venne scritto, in forma di preghiera, dal librettista Temistocle Solera nel IV atto dell’opera verdiana I Lombardi alla prima crociata, messa in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano l’11 febbraio 1843.

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Essa vide la luce anche grazie all’influenza che ebbe sul Maestro l’amicizia con la contessa Clarina Maffei, che lo invitava spesso agli incontri che si tenevano nel suo salotto milanese:  in queste occasioni egli ebbe modo di conoscere alcuni giovani intellettuali dell’epoca che sarebbero poi divenuti i primi uomini politici dell’Italia unita. La nobildonna forniva aiuti concreti ai patrioti e il suo salotto libertario rappresentava una fucina di pensiero e di azione: si parlava di arte, letteratura, musica e scienze, si ascoltava musica e si consumavano bevande calde o fredde. Vi si discorreva anche della politica presente tra mazziniani e filo sabaudi, che facevano riferimento alla tradizione Illuminista milanese che discendeva dai fratelli Verri e dal Beccaria ed era giunta, attraverso varie fasi di dibattito, al pensiero di Romagnosi e del suo autorevole pupillo Carlo Cattaneo , ospite assiduo della contessa Maffei.

SIPARIO CAVOUR

La trama, suddivisa in quattro atti, de I Lombardi alla prima crociata si svolge tra il 1097 e il 1099:

I – Milano. Dopo essere stato proscritto ed esiliato per aver aggredito suo fratello Arvino in uno scatto di gelosia per amore della sua sposa Viclinda, Pagano ritorna in Milano e, nella Basilica di Sant’Ambrogio, riceve il perdono di Arvino in occasione della partenza dei Crociati che egli stesso guiderà a Gerusalemme. I cittadini se ne rallegrano, ma Arvino, sua moglie Viclinda e la loro figlia Giselda credono poco al suo pentimento. Rimasto solo con lo scudiero Pirro, Pagano gli confida il suo rancore per Viclinda e il fratello e gli chiede di aiutarlo, insieme ad alcuni scagnozzi, nel suo proposito omicida. Viclinda e sua figlia temono che possa accadere qualcosa di orribile ad Arvino e Giselda prega per la salvezza del padre. Pirro comunica al suo “padrone” che Arvino si è coricato e che può agire: Pagano, per errore, uccide il padre Folco e, inorridito, invoca su di sé la maledizione di Dio. Quando Arvino e gli altri giungono per ucciderlo, la giovane Giselda si oppone, sostenendo che il più grande castigo per lo zio sarà il rimorso.

II – Antiochia. Acciano, tiranno di Antiochia, invoca la vendetta di Allah sui cristiani, che hanno invaso il suo territorio. Suo figlio Oronte chiede alla madre Sofia, segretamente convertita al cristianesimo, notizie dell’amata Giselda: ella ricambia il suo amore,ma lo sposerà soltanto se si convertirà al cristianesimo. Oronte accetta. In una grotta nei pressi della città, vive in esilio Pagano, che attende l’arrivo dei cristiani. Senza riconoscerlo, si rivolgono a lui: prima il suo ex scudiero Pirro, divenuto musulmano, che invoca il suo aiuto per ottenere il perdono di Dio e si offre, in qualità di custode delle mura di Antiochia, di  aprirle ai Lombardi; poi Arvino lo prega affinché si possa salvare la figlia Giselda, prigioniera del tiranno. Pagano annuncia che la città cadrà la notte stessa e i crociati intonano un coro di  giubilo. Nell’harem, la giovane Giselda implora la propria defunta madre di perdonarla per essersi innamorata di un pagano. Sofia le comunica la triste notizia della morte di Acciano e di suo figlio Oronte, uccisi in battaglia dai cristiani penetrati nottetempo nella città grazie all’aiuto di un traditore che ha consegnato loro le mura. Nel frattempo giunge Arvino in appenata ricerca di sua figlia Giselda, ma la trova nel preciso istante in cui ella, disperata per la perdita del suo amato, maledice il trionfo cristiano e pertanto la ripudia: sta per ucciderla, ma l’eremita Pagano (che non ha ancora palesato la propria identità) spiega a suo fratello che la giovinetta reagisce così per amore e non per tradimento della propria famiglia né della propria fede e le ottiene salva la vita….proprio come un tempo aveva avuto salva la propria grazie a lei.

III – Valle di Giosafat. Giselda piange disperatamente Oronte: egli le compare davanti improvvisamente, indossando vesti lombarde, poiché non era morto, ma solo ferito. I due fuggono insieme, seguiti dalla maledizione che Arvino lancia nei confronti di sua figlia dopo averla vista fuggire con l’amante musulmano e da Pagano. Giselda conduce Oronte, ferito mortalmente, nella grotta dell’eremita e tenta di soccorrerlo. Pagano, che li ha raggiunti, esorta Oronte a convertirsi per amore della giovane e il musulmano muore, invocando l’amata Giselda che l’assiste, accompagnato dalla benedizione di Pagano che ne sancisce la conversione al cristianesimo.

IV – Valle di Giosafat. Nella caverna dell’eremita giace, delirante per la febbre, la giovane cristiana che invoca il perdono del padre. Arvino, convinto dall’eremita la perdona. Oronte le appare in sogno, annunciandole che le acque del fiume Siloe placheranno presto la siccità che ha colpito i crociati. Mentre i Lombardi pregano il Signore, ricordando l’aria fresca, la natura e la pace della terra lombarda proprio con la famosa preghiera Oh Signore, dal tetto natìo, giungono Giselda, Pagano e Arvino che annunciano loro d’aver trovato le acque del Siloe. I cristiani esultano. Pagano, in punto di morte, rivela ad Arvino la propria identità e ne implora, ricevendolo, il perdono. Arvino lo benedice proprio mentre i crociati, che hanno ripreso le forze, conquistano Gerusalemme.

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* Versi tratti dalla poesia Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti

** Pietro d’Armiens, detto Pietro l’Eremita, fu il predicatore della prima crociata, bandita da Papa Urbano II durante i concilii tenutisi nel 1095 a Piacenza e Clermont.

*** Gli altri due sono indubbiamente Si ridesti il leon di Castiglia che si trova nell’opera Ernani e Giuriam d’Italia por fine ai danni nell’opera La battaglia di Legnano.

http://youtu.be/TIBRuPQ1atw Coro e Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia diretti da Sir John Eliot Gardiner

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