Concerto per la Befana

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Sabato 4 gennaio 2013, mi trovavo a passare – per una commissione – lungo la via di Boccea, a Roma: mentre riflettevo sulla semplicità delle luminarie di Natale lungo quella strada e mi accorgevo di preferirle di gran lunga all’arcobaleno cacofonico (i colori , in fondo, producono nel mio animo un effetto simile a quello delle note) e poco natalizio di via del Corso, noto una grande ceramica raffigurante San Giuseppe con il Bambino Gesù e angeli. Poiché non ho avuto un buon padre degno di questo nome, ogni volta che vedo quest’immagine di amore paterno mi commuove…anche stavolta. D’altronde ero molto provata dalla recentissima perdita di una cara amica e collega e ho pensato di cercare conforto nella Casa del Padre: sono così entrata nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe all’Aurelio. Non conoscevo, prima d’ora, quest’edificio religioso, progettato e realizzato dall’architetto Ildo Ivetta nel 1970 e di certo la facciata di tufo, tripartita da paraste in cemento, non prometteva nulla di buono…invece all’interno, seppur moderno, ho scoperto un’ariosa e luminosa navata centrale con due piccole navate laterali secondo una delle piante classiche che prediligo. Ho fatto appena caso all’Ultima Cena, sita a fianco dell’altare maggiore, e alla grande ceramica raffigurante scene della vita di san Giuseppe Marello,  canonizzato da Papa Giovanni Paolo II. Ho dato una rapida occhiata alla Via Crucis di Vasco Nasorri: bassorilievi in ceramica smaltata collocati su tutto il perimetro della Chiesa. Poi il mio sguardo è stato letteralmente rapito dal grande bassorilievo in ceramica smaltata in colori tenui, posto sull’abside, che rappresenta un codice miniato aperto sulla cui pagina di sinistra compare uno spartito con la scritta “Ite ad Joseph”, attorno alla quale ruotano le scene che ripercorrono la vita di San Giuseppe dalla bottega da falegname di Nazareth, passando per gli anni trascorsi accanto a Gesù, sino al suo pio transito e alla sua gloria nel Regno dei Cieli.  Sulla pagina di sinistra del codice invece ho riconosciuto l’arazzo – raffigurante San Giuseppe con il Bambino Gesù e due angeli – realizzato dall’Opificio degli Arazzi in Vaticano nel 1915 e di cui anni fa avevo letto, all’epoca di Papa Paolo VI, del ritrovamento nel Laboratorio di restauro degli Arazzi del Vaticano, dove esso giaceva abbandonato. La Croce in ferro battuto e vetro colorato che campeggia sull’altare come una visione costantiniana sembra dare l’idea stessa della saldezza e della leggiadria nella fede.

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Non sono riuscita però, forse anche a causa del freddo oltre che del lutto, a concentrarmi nella preghiera e avrei voluto andarmene…ma, proprio mentre leggevo la suggestiva incisione su marmo “Questa scrittura oggi si compie.”,

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vedo entrare “bei cadetti, nella robusta giovinezza” dai cui “baldi e forti petti spira un’indomita fierezza” e proprio sotto quel simbolo di saldezza e leggiadria prendono posto decine di “Penne nere”.  Il cuore m’è quasi balzato in petto per la gratitudine al Cielo: che poteva esserci di meglio della musica e della rassicurante divisa degli Alpini per lenire la mia pena?

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Si trattava della Fanfara del Gruppo Alpini in congedo di Borbona – Sezione A.N.A. di Roma, la Fanfara Alpina più famosa e apprezzata dell’Italia centromeridionale. Essa nacque quasi trentatre anni fa grazie all’impegno, alla passione per la musica e alla voglia di riaffermare i valori propri della gente di montagna e degli Alpini del Maestro Domenico Teofili, che tuttora la dirige e che, bisogna ammetterlo, trovò terreno fertile in Borbona, paese di montagna con grandi tradizioni alpine e musicali: il “battesimo del fuoco” in occasione del Primo Raduno Interprovinciale svoltosi nel maggio 1991 a Borbona, dove giunsero centinaia di alpini in congedo provenienti da tutti i Gruppi del Lazio e dell’Abruzzo dell’Associazione Nazionale Alpini accolti con festoso e coinvolgente entusiasmo da parte di tutti i residenti.

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Da quel momento in poi la Fanfara del Gruppo Alpini in congedo di Borbona ha partecipato a tutti i Raduni Nazionali, accompagnando lo sfilamento della sezione A.N.A. di Roma intitolata a “Umberto Ricagno” seguita dagli Alpini in congedo di tutto il Lazio ed è stata invitata a presiedere innumerevoli raduni interprovinciali e regionali, spostandosi costantemente in tutto il centro-sud della nostra penisola. I musicisti della Fanfara si sono sempre contraddistinti per l’alta professionalità e preparazione formale e musicale in tutti i momenti che caratterizzano tali manifestazioni: l’alzabandiera, la parata, gli onori ai caduti, la funzione religiosa e il concerto di piazza. Il loro repertorio è assai ricco e varia dagli inni militari a quelli religiosi, dai brani folcloristici alla musica sinfonica: per questo motivo la Fanfara è stata spesso invitata a partecipare anche a manifestazioni civili e religiose e a trasmissioni televisive e ha sempre riscosso consensi unanimi. Il successo ottenuto anche ieri, nonostante la pessima acustica del luogo, e i calorosi applausi strappati a chi li ascoltava “in religioso silenzio” dà la forza alla Fanfara e a ogni suo componente di continuare per la sua strada, nonostante i sacrifici in termini di tempo e denaro che comporta notoriamente una vita dedicata alla musica e ai sani valori fondanti della nostra Patria.

Il programma del concerto di sabato 4 gennaio 2013 è stato piuttosto ricco:

1) 33 Inno degli Alpini; 2) Ave Maria – Charles Gounod; 3) La montanara – Toni Ortelli http://youtu.be/NmZ5MbWMOBo ; 4) In notte placida – François Couperin; 5) Canto di Natale; 6) Stille Nacht – Joseph Mohr e Franz Xaver Gruber; 7) The King – Archibald Mirri (marcia brillante); 8) Sabina – Giovanni Orsomando (marcia sinfonica); 9) Danza Ungherese n° 5 – Johannes Brahms http://youtu.be/uLaIYD10W9A ; 10) Tu scendi dalle stelle – sant’Alfonso Maria de’ Liguori; 11) Su, pastori, alla capanna – R. Di Camillo; 12) Jingle Bells – Lord James Pierpont; 13) “Taps” Silenzio fuori ordinanza (arrangiato dal Maestro Domenico Teofili) http://youtu.be/6tDS1_BvG7o ; 14) Il Canto degli Italiani – Goffredo Mameli e Michele Novaro.

Riascoltare La Montanara mi ha commossa e riportata indietro nel tempo, quando da bambina cantavo i cori alpini insieme alla zia trasferitasi a Udine: ho chiuso gli occhi e mi sono ritrovata a passeggio per le valli in fior…e non ho sentito più freddo.

La Danza Ungherese mi ha riempito di malinconia e di rabbia, ma mi ha anche ridato le energie di cui necessitavo per riprendere la vita di ogni giorno, nonostante il lutto e nonostante tutto.

Il Silenzio fuori ordinanza mi ha fatto, inevitabilmente, pensare a Francesca…e al nostro tempo insieme su questa Terra.

Il Canto degli Italiani e lo sguardo fiero di chi lo suonava, mi ha però ricordato che la vita continua e l’unico modo per onorare i caduti è vivere con onore i nostri giorni, impegnandosi al massimo nel nostro dovere e godendo di ogni istante che la vita stessa ci dona.

Grazie, Signore…per avermi fatto venire al concerto!

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